giovedì 7 ottobre 2010

VEINTE Y UNO

Il risveglio di oggi è stato strano. Dopo settimane abituata ad avere il piso tutto per me, nella più completa libertà, stamattina mi sono sentita male nel svegliarmi e trovare un estranea in casa mia. Oddio, era Nerea, non la prima pazza che trovi per strada (anche se pur sempre pazza anche lei). È stato come se qualcuno mi avesse detto: “bene ora ricomincia da qui”. Grazie!

Prima tappa della giornata: casa di Melissa per rimettere a posto i curriculum e spedirli alle varie agenzie (ETT) di Barcelona. Non avendo abbastanza viaggi disponibili sul carnet della metro (ebbene si, faccio economia anche su quelli) , decido di andare a piedi, cronometrandomi. Devo imparare a conoscere le distanze, così in futuro evito di arrivare mille anni in anticipo come negli utlimi tempi. Il bello è che è mia peculiarità arrivare MINIMO quindici minuti in ritardo, a qualsiasi appuntamento. Qui mi succede il contrario. Molto strano, forse qui il mondo gira al contrario. Trentacinque minuti in stradine alberate la distanza Sants-Poble-sec.

Secondo appuntamento: La Boqueria a comprare carne (anche io ne necessito, preferibilmente bianca, come dice la mamma). Appuntamento rimandato, il Mac fa i capricci e devo ricorrere alla santa pazienza della santa donna (sempre la mamma) per risolverli. Quindi corro a casa, prendendo la metro questa volta, e mi accorgo che è l’una e mezza. La sanità non è ancora chiusa! Buon momento per fare la sguritad social. Entro nell’ambulatorio tutta tronfia e fiera di essere all’ultimo step della documentazione per il mio trasferimento. Mi avvicino con tranquillità e sicurezza al banco informazioni e...non avrei mai dovuto farlo. Da qui comincia un’odissea di parole in catalano stretto delle quali capisco solo segunda mesa e de nada. Bene, mi avvio al banco numero due. Qui ricominciano a vomitarmi addosso parole che non comprendo ma che si ostinano a ripetere per farmele entrare in tesa. Alla fine mi ritrovo con un foglio da compilare e un esaurimento nervoso. Confusa ma mediamente soddisfatta me ne torno a casa a mangiare. E stavo tranquillamente mandando le mail che devo mandare, quando d’improvviso: “non sei connesso ad internet”. Noooooooooo, penso io, disaastro! Mi vesto di filata, prendo la metro e mi precipito nel primo Starbuck che trovo, vicino a Plaça de Catalunya. Qui ordino un frappuccino al caffè e rimango delusa quando non vedo la montagna di panna che dovrebbe sormontarlo. Perché, mi domando io, perché. Perché una giornata così di merda? Mi stavo al quanto alterando. E ho detto tutto. Verso le quattro mi alzo ed esco, camminando senza meta. O a dir la verità, come meta avevo la solita. Quando arrivo in Plaça Real il mondo è diverso, è chiuso all’esterno. Ti trovi in pieno centro ma in un mondo parallelo di tranquillità e di sole. Trovo una panchina libera e comincio a leggere di Marlon. Che vita controversa che ha avuto. Ed è stato in quel momento che un prestigiatore ha deciso che il posto esattamente accanto al mio era quello favorevole per il suo spettacolo. Era uno di quelli che giocano con le palle di cristallo trasparenti. Finito il tutto si allontana con passe felpato ma deciso. Che buffo omino, avreste dovuto vederlo! Alzo lo sguardo e mi trovo in completa ombra. È giunto il momento di avare. Sempre per economia risparmio il viaggio in metro e cronometro la distanza Mirador-Sants. Un eternità: un’ora e cinque con passo tranquillo e pensando a varie sceneggiature per vari film. Quando rincaso mi aspettano brutte notizie da Milano. Qualcosa va storto e io non sono là a cercare di sistemare il tutto. Spero solo di tornare e non trovare tanti singoli per conto loro. Spero solo che Voi rimaniate uniti, anche se per quel poco che vi accomuna. Doccia, sgrassatura forno, pizza (pessimissima), trucco e via, si esce di nuovo. Pellegrina o homeless, potreste chiamarmi in questi giorni. Il messaggio recita “dieci e mezza /undici a Fontana, stazione della verde”. Mi piace questa filosofia delle “dieci e mezza/undici”. Naturalemente arrivo in anticipo, super anticipo. Bruno, ritardatario come me, usa la tecnica della mezz’ora di sforo per non sembrare il solito ritardatario, ma questa volta arriva in orario. “Dove andiamo?” “ Ti porto in un posto che è il più economico di Barcelona”. Parla bene italiano. Gat Negro, recita l’ insegna. Entriamo, ci sediamo. Il primo giro lo offre lui. Chiacchieramo, anche troppo. La musica è alta, la gente rumorosa e la birra ad un euro. UN EURO. 1€. Si, esattamente uno. Vai con la prima, vai con la seconda...e vai anche con la quinta. Sono andata in bagno quattro volte e mi bruciavano gli occhi da tanto ridere. Quando ci alziamo per uscire stiamo in piedi solo qualche minuto, giusto il tempo di raggiungere una piazza (la stessa in cui ero ieri sera con il mio director) ed ecco che ci sediamo di nuovo. Questa volta nel mezzo preciso della piazza. Io scherzavo mentre dicevo: “per me va bene anche qui..” e invece lui ha preso alla lettera, si è alzato la giacca e si è seduto in mezzo alla piazza. Che raro. Il ritorno è volato via tra paragoni con l’ Italia, imitazioni degli italiani a Napoli e dei catalani in Spagna ed esempi di feste. In un attimo ci ritroviamo in Plaça de Catalunya. Cerca la fermata giusta e mi mette su un pullman (N2) che mi dovrebbe mollare in Plaça de Sants. Grazie a dio la riconosco, schiaccio il pulsante, scendo. E cantando sono arrivata fino a casa. Domani niente sveglia. È giorno di riposo: da venerdì comincia il week-end.

Ed è tutto un’altro programma.

Adios.

2 commenti:

  1. Barcellona invece di Parigi.
    Anni 10 (del III Millennio) invece degli anni 30 (del II Millennio).
    Avventure esistenziali di conoscenza invece di avventure esistenziali di disperazione.
    Giulia Moroni invece di Henry Miller.
    Esagero?

    pm

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  2. Trovato!
    copla mia che non ho letto!

    Magari, mi piacerebbe.

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