lunedì 25 ottobre 2010

TRENTA Y OCHO

Naturalmente alla mostra di Pipiloti non ci siamo andati. Oramai ho capito come funziona: quando esterni i tuoi progetti, c’è una forza magica che compatte contro la tua forza di volontà e fa di tutto per sconvolgerti i piani. Però, almeno abbiamo rimandato Pipiloti per un buon motivo. Infatti alle sei di sera suona il citofono. Sono arrivati, meno male. Li vedo salire le scale e inconsciamente provo piacere vedendo la proprietaria dell’appartamento faticare sotto il peso della sua enorme Vuitton mentre sale quelle maledette scale. La segue un peruviano super basso con tanto di block notes e matita. Guarda persiane, parete e finestra del bagno, ci mette un secondo. Prende misure, calcola i prezzo freneticamente e se ne va farfugliando sottovoce qualche parola che non capisco. Tutto qui? Davvero abbiamo chiamato i proprietari due/ tre volte al giorno per un mese per farci mettere a posto il tutto e questo è il risultato? Cinque minuti di visita, grazie e arrivederci? Non era poi tanto complicato come ci hanno fatto credere quei due. Ora non ci manca altro che aspettare un altro mese per avere la casa tutta a posto.

Così, dopo aver lavorato un poco al mio Chuck, ho ottenuto il mio riscatto. Chic and shock, recitava il nome dell’evento. Pareva uno di quei party esclusivi milanesi, dove puoi entrare solo se sei “del giro”, omosessuale, amico di amici o figlio di un padre importante. Insomma, quello che non fa molto a caso mio. Ma decido di andarci, il motto dell’ultimo periodo (-Tanto non ho niente da fare.) oramai l’avete imparato. Mi aspettavo un attico mega galattico completo di vista notturna su Barcellona. Ma non era nulla di tutto questo. In poche parole Meli mi ha imbucato alla festa di benvenuto di una sua compagna di corso francese. Cosa che in Italia parrebbe scortese mentre qui è la perfetta normalità. Ma come potevo supporre la casa delle francesi è sporca, disordinata e piena di gente proveniente da ogni parte del mondo. Ne Meli, ne tantomeno io, avevamo preso di parola il nome dell’invito. Così ci siamo vestite normalmente, come un sabato qualunque. Ma avvicinandoci al salone ci accorgiamo che è pieno di gente vestita elegante di sopra e scoordinata di sotto. Come un ragazzo francese in giacca e cravatta e in pantaloni del pigiama. Oppure una ragazza italiana in maglione e pantaloni del fidanzato stile rapper. E ancora: un ragazzo in camicia, jeans e scarpe con il tacco. A differenza di quello che mi aspettavo, Manu, la ragazza francese, è simpaticissima e gentile come tutti quelli che mi circondano. Gente del Portogallo, Polonia, Germania, Spagna, Italia e tanta tanta Francia. Mi piacciono queste serate multiculturali. Ma soprattutto mi piace la sangria fatta in un catino per lavare i panni (spero pulito) con tanto di mestolo per versarla nei classici bicchieri da festa di plastica con nome in indelebile scritto sopra. E poi mi piacciono le tartine di queste feste, le insalate di riso, il vino degli invitati. Insomma tutto. Dopo ore di chiacchiere in ogni lingua del mondo non so più che lingua parlo se tedesco, portoghese/spagnolo, inglese o italiano. E con la mia confusione in testa, alimentata forse anche dalla sangria, e dopo una lunga chiacchierata con gli italiani in mezzo alla strada alle due di notte, ce ne torniamo a casa a riposare. Domani ci aspetta un altro giorno di giri, gente e cose da fare.

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