Dopo il ritorno alle quattro di domenica niente sveglia, grazie. Mi sveglia comunque un messaggio di A. in cui mi avvisa che mezz’ora dopo comincia il festival a Sitges a cui vorremmo tanto andare. Il problema è che nessuno dei due si era reso davvero conto dell’orario. Così mi butto in doccia. Oggi posso concedermi un caffè. Ma è possibile che l’unico giorno in cui decido di potermi permettere un cappuccino, il mio favoloso bar sotto casa sia chiuso? È una congiura, ne sono certa. Alla fine riusciamo a prendere il treno e dopo un’oretta di viaggio siamo arrivati. Cartelli da ogni parte ci informano dove sono le varie sale di riproduzione e quali i film in programmazione. Così scegliamo il programma del Miramar e corriamo sotto il sole caldo dall’altra parte della cittadina. Oggi c’è profumo di inverno, quello che riconosci quando respirando il freddo ti entra nel naso e ci rimane per un po’. La corsa non è servita a nulla, perché qui non ci sono più posti, o meglio ce n’è uno, ma noi siamo in tre. Di tornare a casa a mani non se ne parla nemmeno, così prendiamo i biglietti e ci incamminiamo di nuove sulla strada da cui siamo venuti per un’altra maratona. Film uno: Red Night, produzione francese, regia giapponese. Peggiore di Hostel di Tarantino, e ho detto tutto. Buona la trama, adoro i film in cui non ci sono buoni, ma in cui ogni personaggio ha del malvagio in sé ma metà del film l’ho passata con la mano sugli occhi come le bambine, mi facevo tenerezza da sola, mentre Adri mi tirava gomitate mentre rideva sonoramente. Agli uomini questi film fanno decisamente un altro effetto. Film due: produzione di “nonlosoenonmiinteressa”, regia idem. Uno schifo, due ore di schifo e noia. Con samurai volanti e tigri che si trasformano in uomini. Almeno questo è quello che ho visto, ma forse stavo già dormendo. Film tre: Mama’s day, geniale quasi al livello di funny game. Quasi però, perché dall’analisi che ne abbiamo fatto dopo è saltato fuori un finale forzato e forse troppa commercializzazione. Dare al pubblico ciò che si aspetta no rende un film eccezionale, lo rende apprezzabile alla massa. Finita anche questa peli si fanno le undici e un quarto e mezz’ora dopo c’è l’autobus. Peccato che siamo una marea e il primo si riempie subito. Così attendiamo al gelo (oggi vado a comparami qualcosa di caldo) un altro quarto d’ora che si trasforma facilmente in venti minuti e mezz’ora. Stavo nel mezzo di una mia riflessione quando A. se ne esce con una delle sue perle: “chissà se vale il biglietto T-10 della metro”. La mia risata è sonora e prolungata. “Cha cazzata, penso io, però apprezzo l’ironia”. È sottile il suo cinismo e a detta sua tutti diventano un po’ imbecilli a stare con lui. Peggiorerò? Quando arriva il secondo autobus però mi ricredo. Cazzo, il T-10 vale davvero come biglietto. Umiliata e derisa a mia volta con lui che mi guardava soddisfatto mentre timbravo il biglietto. Gli unici posti che abbiamo trovato sono in fondo, come i liceali in gita, solo che a me tocca il posto centrale e dopo una sessione di film violenti e angoscianti stile Shining non è il massimo. Soprattutto se il pullman sta risalendo una montagna su una strada piena di dossi. Così rifugio il mio naso gelato nel maglione di A. provando a dormire. Quando riapro gli occhi sono in Plaça Espanya. Grazie, sono viva! Paseggiatina a piedi nella notte, Plaça de Sants, Numancia, casa. Quando torno trovo tutte qui ancora sveglia. Pizza surgelata davanti alla tele, dato che alla fine non ho mangiato nulla tutto il giorno, e nanna al caldo. Giuro che oggi vado a comprami qualcosa di caldo. Così non va affatto bene!
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