giovedì 30 settembre 2010

DECIMOQUINTO DìA



Era da talmente tanto tempo che non puntavo la sveglia alle sette e mezza che quasi mi ero dimenticata come fosse quel tipo di risveglio. E insomma, è traumatico. Mi sono letteralmente catapultata giù dal letto altrimenti mi sarei girata dall’altra parte e avrei continuato a dormire. Invece il senso del dovere mi ha assalito, mi ha fatto vestire, lavare i denti, buttare del trucco in faccia e il tutto senza che quasi me ne accorgessi da tanto che era rimbambita. Oggi caldo al sole e freddo all’ombra. Così arrivo sudata alla commissarìa e mi rinfresco attendendo all’ombra il mio turno nella luuuunga e infinita coda. C’è solo un problema: l’affluenza è talmente tanta che ogni giorno danno un numero limitato di biglietti per questo benedetto N.I.E (Numero di Identificazione Estero). Quindi tu ti svegli alle sette, ti precipiti alla velocità della luce dall’altra parte della città, ti metti in coda, ma non sai se avrai il magico foglietto. Non resta che aspettare. Nel frattempo conosco due ragazze, Michaela e Melissa, di Napoli e Milano anche loro emigrate qui. Si, credo proprio che questa sia una vera e propria migrazione collettiva. Soprattutto dall’Italia e dai paesi nordici, solo che noi siamo i primi. Nessuno se ne è ancora accorto, ma quando vedranno duplicare il numero di ragazzi fuggiti all’estero, qualche domanda se la faranno. Sta di fatto che in questo ufficio si immatricolano ogni giorno circa trecento/trecentocinquanta persone. Calcolate voi, non sono mai stata brava in matematica. È pieno di ragazzi di ogni nazionalità, russi, tedeschi, francesi e tanti tanti norvegesi. Chi per erasmus, chi per lavorare, chi per un master o per la tesi. Comunque finalmente arriva il nostro turno, numero ottantaquattro. Bene, molto bene, siamo al numero sette!! Decidiamo di girovagare per il barrìo attendendo e attendendo. Così ci prendiamo un caffè (la cameriera si dimanetica per tre volte di portarmi un bicchiere d’acqua, sandoiddio), passeggiamo per la Gran Via, proviamo scarpe. All’alba delle dieci e mezza arriva il nostro turno, l’eccitazione sale. In sostanza questo numero ti agevola in nulla e in tutto. Per alcune cose è del tutto inutile ma con questo puoi fare l’impadronamento, hai assistenza sanitaria e sei qualcuno per la Spagna. Ma soprattutto, se ti fermi qui a vivere, dopo due anni di residenza hai DIRITTO a una casa popolare, e che case popolari! Timbro, graffetta, documento. Fotocopia, pagamento tassa e il gran foglio verde è tuo. E mentre lo guardavo pensavo: bene, ora sono cazzi amari. Posso dire che si comincia realmente da OGGI in quanto anche se avessi trovato lavoro prima non avrei potuto lavorare senza N.I.E. Così mi precipito a casa, mangio qualcosa (gesto che sta diventando più che abituale, e la cosa non va bene) e....stramazzo sul divano. Ma a questa servono le sveglie. Ore cinque risveglio e corsa di nuovo fuori casa. Direzione INDITEX, il magico posto che spero mi porterà lavoro. Perché altrimenti qui non si mangia. Arrivata al civico giusto guardo in alto e vedo l’insegna ZARA. Mmm, non è normale. Chiedo ad una guardia giurata che mi dice che è dietro quella porta al secondo piano. Mi sentivo come Vincent in Pulp Fiction. Ecco quella porta era come la ventiquattrore che apre nel film, piena di luce dorata dentro. Secondo piano a destra e segretarie che non mi cagano, come se non esistessi. Tiro fuori le palle (senso metaforico, naturalmente) mi allungo sulla scrivania, prendo il modulo e sotto il loro sguardo sconvolto me ne vado con aria soddisfatta, come per dire: “se non vi muovete voi, tranquille, faccio da sola!”. Compilo il tutto e al momento della disponibilità mi faccio due conti e decido: mattina, dalle otto e trenta, disponibilità immediata, infrasettimanale. Consegno il tutto, grazie e arrivederci. Ora casa, zupetta di verdure per riprendere un pochino di vitamine e quelle cose là che sevono e maratona di Sknis con cereali e latte caldo. Domani altra giornatona. Vi terrò aggiornati.

BaciBaci

mercoledì 29 settembre 2010

DECIMOCUARTO DìA



Oggi sciopero totale. Niente metro, niente supermercati, niente luce, dicevano. Girava voce che ci sarebbero stati numerosi casini per le strade di Barcellona. Vetrine rotte e scritte sui muri. Dicevano di non uscire di casa, di non andare a fare la spesa e di non andare al corteo. Invece la metro funziona con servizio ridotto, i supermercati sono quasi tutti aperti e la corrente elettrica va eccome. Sono passionali qui, passano da un estremo all'altro. Mi sarebbe piaciuto andare a manifestare, ma lo avrei fatto solo per passare il tempo. Non conosco le ragioni e non conosco abbastanza questo popolo per sentirmi unita ad una manifestante al mio fianco, per tenere uno striscione con altri catalani e per gridare cori che nemmeno capirei. Pero' mi sono venuti in mente tutti i cortei che abbiamo fatto al Manzoni. Quello in cui Fede si e' fatto pestare, quelli in cui la Chia era sempre in prima linea, quelli in cui finivo con la Giava a fare cartelloni dalle scritte illeggibili al cantiere. Tuffo nel passato e non rinnego niente, mi sono piaciuti quegli anni con voi. Davvero. Programma di oggi: una mostra. Mezzo di trasporto: bicicletta. Luogo: Parc Montjuic. Diversi sono stati i problemi nell'arrampicata sulle scale per arrivare alla Fundacio Juan Miro' ma alla fine ce l'abbiamo fatta! Un giardino spettacolare ci aspettava in cima e la vista della citta' al tramonto era spettacolare, cosi' abbiamo deciso di fermarci un po' li', dopo aver scoperto che il museo era chiuso per la vaga general. Quindi niente, due chiacchiere su una panchina e di nuovo a casa. Ora Pizza e filmetto e a letto presto, domani ci ritentiamo con i documenti. Pensatemi sempre tanto, mentre staro' in fila in qualche sconosciuto ufficio postale aspettando il mio turno circondata da vecchietti puzzolenti. Amen.


DECIMOTERCERO DIA


Siamo a Martedi', sono qui da quattordici giorni, direi che e' giunto il momento di fare i documenti. E' un incubo essere cittadino straniero qui. Non lo sapevo e non lo immaginavo. Pero' ti sbattono da un ufficio all'altro, da un consolato all'altro delegandosi il problema. Cosi' oggi sono andata allegramente in giro per tutta Barcellona cercando un benedetto ufficio delegato della mia zona in cui fare il NIE, una sorta di codice fiscale di identificazione degli stranieri residenti qui, e l'impadronamento, documento dall'identita' a me sconosciuta ma fondamentale a detta di tutti. Primo ufficio, niente da fare. Devo andare al consolato. Ma dov'e' sto c***o di consolato? Speranzosa mi avvicino a due Mossos sulla rambla. E pensa te questi, chiamano il commissariato, chiedono l'indirizzo, tirano fuori una cartina e mi indirizzano. A Milano succede lo stesso? Al consolato mi spediscono al Governo ("al Govero?? che ci faccio qui??"). Mi faccio la mia bella ora di coda con numerino in mano mentre mi leggo il mio bel libro. Marlon Brando puo' sembrare un iracondo introverso e senza cuore, ma conoscendo la sua vita si comprendono molte cose. Comunque dopo la visita al Governo la fame inizia a farsi sentire e per la prima volta da quando sono qui mi sono regalata come ricompensa della mattinana faticosa un panino dal McDonald. Niente, non concludo niente. Ma grazie a dio esiste un sito creato da italiani (spaghettibcn.com) che ti fornisce tutte le informazioni possibili e immaginabili di questo mondo. Per digerire il paninazzo mi ci e' voluta una bella pennichella anche per recuperare le forze dalla sveglia all'alba per il lavoro di stasera. Peccato pero' che il concerto al Monroe27 di Adam Bomb, ex chitarrista dei guns'n'roses, che si prospettava un casino si e' rivelato un mezzo fiasco, con tanto di incazzatura pesante della star e vicini che minacciavano di chiamare la polizia. Come da noi, quelli che vivono in centro, in zone belle che hanno locali sottocasa (cosa che per la maggior parte di loro e' solo un bene), fanno storie se alzi un decibel in piu' la musica. Che poi stiamo parlando di musica. Che mondo sarebbe senza?

Bene, aspetto che i miei amici mi vengano a prendere e cominciamo un tour per locali sbrigandoci ad entrare prima della una e mezza perche' cosi' e' gratis. Alla fine, annoiati, ci dirigiamo verso la stazione dei bus notturni, ma..OH-OH e' gia' cominciata la vaga, niente autobus. A questo punto ci concediamo un ritorno da signori: prendiamo un taxi. "Salve, noi dovremmo andare a casa, ma abbiamo solo sedici euro. Ci porti fin dove riesce, per favore!". Cos¡ si conclude la serata, con un freddo porco nelle ossa e il sapore del vino in bocca.


martedì 28 settembre 2010

DUODECIMO DìA


La storia di oggi ha dell’incredibile. Sveglia presto, cappuccino dal nostro amico sotto casa e la prima metà è Mercado du Glories un piazzale ricolmo di bancarelle con oggettistica più che varia. Dagli abiti vintage alle cinture ad un euro. Ma il mio obbiettivo era una bici usata e molto dal prezzo baratto. Rimango incantata dall’incredibile somiglianza con la parte più a nord di Portobello, quella in cui il banco di vendita è un semplice telo sbattuto a terra ma nella quale trovi le cose più belle e rare di questo mondo. A parte l’incanto e il momentaneo teletrasporto oltremanica, la mia amica bici non la trovo. Passeggio fino alla Sagrada Familia, osservo gruppetti di vecchi ammassati di fronte a bar poco raccomandabili, riprendo la metro e me ne torno a casa per pranzare. Alle cinque arriva la Raqui per accompagnarmi alla commissaria più vicina a casa mia e fare questo benedetto N.D.I senza il quale non sono nessuno per lo stato spagnolo. Pensare che mi hanno fatto storie anche per tare le tarjeta del cellulare perché mi mnacava wuesto codice! Ma il mossos di squadra in cui andiamo è solo una sorta di polizia municipale, devo andare in un altro che si trova vicina al Mirador. Rimandiamo a domani, vista l’ora. Piccola capatina alla Decatlon del centro commerciale dietro casa mia (anche questa grande scoperta). Bici troppo grandi e costose. Mi scoraggio e inizio a rassegnarmi ai milioni di euro che spenderò per la metro. Ma mai mai perdersi del tutto. Il mondo ha un suo ordine cosmico, basta pensare positivo e tutto si allinea a tuo favore. Altra metro, direzione Encants, casa della Raqui dove c’è un negozio di bici usate. Anche qui troppo costose. Bene, è giunto il momento di fare di testa mia. Di nuovo in metro, direzione Liceu, altro biciclettaio, per così dire naturalmente visto che è una cantina in cui il pavimento quasi non si vede da tante sono le bici buttate ovunque. Dentro un ometto a petto nudo e sporco di olio ovunque e un ragazzo, che scopro essere originario del Bangladesh, che sta mettendo a posto il freno della bici in cambio di cinque euro e una canzone dedicata all’uomo-olio. Chiacchiera qui chiacchiera là, bici pieghevole a sessantacinque euro. Merda, ho dietro solo cinquanta. Chiedo per una caixa para secar dinero e il ragazzo mi accompagna. “Qui la zona alle otto di sera non è bella” mi spiega. È simpatico e gentile. Ma soprattutto, ad un certo punto se ne salta fuori con una proposta: “sessantacinque euro sono troppi per quel catorcio usato e vecchio, ti dò la mia se vuoi”. Cosa, cosa, cosa? Gli offro cinquanta euro. Ragionevole, dato che è usata anche la sua, pieghevole e con un nome assurdo: Gotty. Torniamo indietro dal vecchi e ci inventiamo una balla per liquidarlo. Il ragazzo mi scorta fino a Plaça de Catalunya sempre convinto che sia meglio accompagnarmi. Nel frattempo mi domanda da quanto sono qui, cosa faccio, che lavori cerco. “Cameriera” gli rispondo. “Io lavoro in un albergo a Badalona, sono aiuto cuoco. Cercano cameriere di piso. Sai rifare un letto?”. Domanda e ambigua. “Certo che lo so rifare!” “Bene, domani chiama questo numero, chiedi della jefa e fatti dare un appuntamento. Pagano bene, il lavoro è la mattina. Si, è a Badalona, mezz’ora di metro. Però per mille euro al mese potresti farlo uno sforzo!”. Nella mia mente le uniche parole che trovo sono: OH CAZZO. Chiamo sì domani, alle sette del mattino. Arrivati alla fine della Rambla tiro fuori il portafoglio, prendo i soldi e... “Naaaaa, no passa nada!” Cosa, cosa, cosa? Non ci capisco più nulla. Tu mi trovi un lavoro, mi scorti per mezz’ora, ti inventi una balla con me e mi regali la bici? Tu non sei normale. Ci riprovo, ma proprio non li vuole! “Scusa, tu sei appena arrivata, hai bisogno di quei soldi. Io lavoro da tanti anni e a casa ne ho un’altra di bici!”. Si il mondo ha un suo ordine. Così imbocco Paral-lel e con la musica nelle orecchie tiro dritta fino a Plaça Espanya, giro a destra faccio tutta Avenida Tarragona ed ecco che sbuco sulla mia preferita: Provençia. Ed ecco le prime scale con la mia Gotty in spalla. Non è facile, non lo è per niente. Ma almeno il tutto è divertente e ogni giorno è diverso, è nuovo, una scoperta. Stasera però stramazzo sul divano, filmetto e a letto presto. Domani mi aspetta tutta la trapela dei documenti e l’acchiappamento al Monroe27.

La buona stella è così buona perché c’è tanta gente che mi pensa. Grazie.

lunedì 27 settembre 2010

UNDECIMO DìA

Ho passato la mia prima domenica mattina casalinga. L’intento di svegliarsi presto c’era e quando ho aperto gli occhi per quei pochi minuti sono stata anche capace di rispondere a qualche messaggio. Ma poi sono sprofondata di nuovo nel sonno profondo e il pomeriggio è velato leggendo Marlon. Verso le otto di sera hanno citofonato i genitori di Nerea e mi hanno ricoperto di cibo dalla testa ai piedi. Grande cosa! Dopo una doccia e un ritorno alla vita civile sono andata al lavoro, convinta di passare una serata normale lavorando, come ieri. Invece appena arrivata scopro che non devo lavorare. Anzi meglio, scopro che c’è un concerto di Jarabe de Palo poco distante. Caso della vita, ho passato tutto il pomeriggio a scaricare sue canzoni. Chiamalo destino! Guardo Erika, guardo Diego: voglia di lavorare, zero. Si chiude il bar e si va diretti al concerto. Ma comincia a piovigginare. Altro cambio programma: birretta al Nevermind. Ed ecco che mi si apre il volto proibito della Barcellona metropolitana e vi sento catapultata in un altro mondo. Un locale più indie rockettaro non esiste. Nemmeno a Londra. Gente a piedi scalzi al bancone, ragazzi dalle provenienze ambigue sui divanetti e un Jack e Coca offerto dal capo. Qui ci si conosce meglio e scopro elementi impensabili seduti attorno a me dai proprietari del Monroe27 al pasticcere, all’architetto. Storie incredibili e affascinanti. Ma questo è il Loro libro, ve la raccontano Loro questa storia e sono sicura che vi piacerà. Poi qualcuno pronuncia il nome empanadas e veniamo tutti rapiti da una frenesia collettiva. Via verso una stana signora che prepara empanadas spettacolari per la strada. E ci catapultiamo fuori subito. Altra strada, altro barrìo ma la signora non si trova. Tappa pizza da argentini che cucinano meglio della pizzeria italiana appena aperta a fianco. Si fa l’una e il concerto è bello che finito. Tappa altro locale? Si, tappa altro locale. Si ritorna dove eravamo prima e via verso la mia piazza: Plaça Real. Il posto si chiama Pipa Club, ma attorno a me non vedo insegne con questo nome. I ragazzi si dirigono ad un citofono, suonano e qualcuno dall’alto gli apre. È una ex casa ottocentesca, arredata in stile anni trenta, con esposizioni di pipe e tabacchi da tutto il mondo. L’aria è avvolta da una cortina di fumo illuminato da quelle luci anni venti oscurate di verde. Come quella che c’era al mare che ho rotto io. Si, papà, ora puoi saperlo. Però chiedo perdono! È appena finito un concerto jazz e il bassista si alza, ringrazia e si dirige al bancone con passo affaticato. Un pò caro ma cazzo, sei in centro in una casa dell’ottocento. Cosa pretendi? Finiamo la birra e via verso la nuova meta una discoteca. Per me va bene così, sono abbastanza felice e carica di storie strane. Me ne torno a casa con Erika e l’architetto che mi mollano al Mirador dove prendo un bus notturno l’ N0 che mi molla in Calle Roma. Bene, grazie, sono in Calle Roma. Casa mia, please?

Ma ecco che la mia cartina, buona amica, mi chiama. Ma maledetto il giorno in cui mi si è strappata a metà e maledetto Amar a cui ho dato l’altra metà per tornare a casa sua. Manteniamo la calma, segui il tuo istinto. Ma naturalmente, come al solito, non lo ascolto e qualcosa mi puzza. Incontro due ragazzi, irlandesi. “Hi! How also you get lost?”. Favoloso, anche loro persi. Ma loro hanno una cartina così ci salviamo da una notte in bianco per strada, buscando casa. E quando all’improvviso mi si stagliò davanti agli occhi Sants Estaciò fu come un miracolo. Non era mai stat così bella. Che serata, finalmente casa e blog. Perché un giorno potrebbe diventare qualcosa di più che un semplice modo per rimanere in contatto con il resto del mondo. Ma questa è un’altra storia, magari ve la racconto più avanti....

domenica 26 settembre 2010

DECIMO DìA


Stamattina sveglia relativamente presto, data l’ora in cui sono tornata ieri sera. Il Forùm è uno enorme spazio adibito a concerto unico in cui tutti i ragazzi si ritrovano per ascoltare musica. Il bello è che ci sono più concerti contemporaneamente quindi puoi passare tranquillamente dalla parte House a quella di rap catalano in un secondo e il tutto gratis e mescolato con cerveza. Il Muli era perso completamente e Pau, beh lui è perso già di suo. È pazzo quel ragazzo, non lo sapevo. Credevo di aver già visto tutto con la filosofia del peto del Muli e di Fede, ma a quanto pare c’è qualcuno di più fuori e quello è Pau. Comunque ritorno alle cinque e risveglio alle undici e mezza con un trapano che mi martella la testa. Sono arrivati Nerea e suo padre, Alejandro, un simpatico omone dai capelli neri che si è messo subito al lavoro per fabbricare una mesa per la stanza della figlia. Trapano qui, chiodi là, si fanno le tre e mezza eh...oh, abbiamo un attimino fame. Consiglio n° 7: mai e dico mai fidarsi dei ristoranti che stanno sotto casa. Per una qualche strana legge metafisica, più sono vicini a casa tua più fanno schifo e il nostro è ad esattamente cinque passi. Cameriere odioso a parte non è stato male. Abbiamo parlato molto e lo spagnolo migliora! Alle cinque ci alziamo da tavola, qui amano chiacchierare, saluto tutti che sono in partenza per casa e con i miei favolosi amici curriculum me ne vado per la mia strada cercando quei famosi ristoranti italiani della lista. La metà era chiusa e l’altra metà cercava di incutere terrore parlando di ore su ore di lavoro e di giorni di prova. Ma ad un certo punto le cose svoltano. Ed è così che mentre cerco un ristorante nei pressi del Mirador mi sento chiamare. Monroe27, non mi dice niente, ma quando entro la ragazza al bancone ha uno strano accento. Torino! Nemmeno un’occhiata al c.v e sono stata presa per un giorno di prova come “acchiappatrice” ovvero la ragazza che sta alla porta e cerca di far entrare il maggior numero di clienti possibili. Un euro, un cliente. Bene, fuggo a casa mi doccio e ritorno là. Peccato che presa dalla foga del momento arrivo troppo presto. Quindi sotto consiglio di Erika, la torinese, vado in questo ristorante italiano il Can Neto munita di piatti da rendere (già mi sentivo di casa in quel bar) , menù a quattro euro con tanto di sconto, e gente simpatica e gentile. Poi passeggiata per digerire il pollo (buonissimo) sulla Rambla del Mirador e pensate un po’, fuochi d’artificio! Unico “problema” italiani ovunque. “Hola!”, alzo lo sguardo, un ragazzo su un balcone, tiro dritto. “Comunque abito qui, se vuoi...” “..e comunque io sono Italiana” “OH CAZZO; SCUSA!” . Questa è quasi la normalità. Con il cielo nuvoloso che c’era i fuochi d’artificio sembravano solo nubi infuocate esplosive. Uno spettacolo unico. Bene si fanno le undici e mi metto al lavoro. Il posto è un buco Erika e Diego (suo fratello) se la cavano bene da soli, ma senza clienti non si tira avanti. È aperto da quasi un anno dopo un altro anno di ricerca dei Diego che ha detto di aver visto una quarantina di locali prima di scovare questo. Una parte del pavimento è come plastificata con pannelli trasparenti sotto le quali ci sono delle rovine del vecchio acquedotto del monastero francescano medievale. Dopo qualche dritta, vai di sorrisoni e “Hola, quiere toar alcol?” e naturalmente anche tanti tanti musi lunghi e gente scortese che nemmeno ti guarda. Ma a me che importa, poveri loro che sono tristi. Stasera ho fatto il pieno di gente fuori di testa, completamente. Dagli amici dei fratelli alla gente che ho visto per le strade, qui non c’è nessuno di normale. Un cuoco italiano che rifiuta appartamenti economici perché secondo lui se non vivi sulla Rambla sei fuori dal mondo. Cesco, uno spagnolo emigrato per qualche anno a Napoli per lavoro, che mi ha invitato a cena. Dio mio, hai ventisette anni! E per la prima volta in tutta la mia vita ho visto una vera coppia di uomini gay. Non le checche egocentriche o pervertiti, ma uomini normali che potrebbero essere davvero mio padre in giro per le strade per mano come se neinte fosse. E in realtà non è niente. È solo amore.

Al finale, esattamente alle tre, si chiude. Gran finale con Frank Sinatra e tutti i clienti rimasti a cantare.

Ora voy a la cama data l’ora (quattro e mezza) e dati i miei programmi di domani: Parque du Guell a leggere la mia nuova biografia di Marlon Brando comprata per un euro ad una bancarella della fiera internaciònal del libro sulla Rambla Catalunya.

Buona notte mondo.

venerdì 24 settembre 2010

NONO DìA



Ieri sera gran festa tra le strade di Barcelona e guarda caso il punto di ritrovo è in Plaça Real, una delle mie preferite. Ho fatto un patto ieri sera: a trent’anni avrò una casa proprio in quella piazza.

Oggi invece Parque du Guell altro posto magico. Su quella terrazza sembra che si fermi il tempo e ti trovi catapultato in un mondo parallelo, in cui è normale che una ballerina di flamenco tutta agghindata impartisca lezioni nel messo di un’arena polverosa a fianco di un eunuco che si crede un bronzo di Riace. Sì, proprio normale. Poi però basta girarsi per tornare al mondo reale e vedere l’immensa e imponente Barça che si staglia contro un mare che si perde nel cielo. Oggi c’era vento e i capelli erano disordinati. Ma che bellezza passeggiare per quei viottoli ombrosi. Mi sentivo in pace perché quel posto è un brulicare unico di gente, ma è come stare da soli, ognuno nei suoi pensieri e ricordi. Si quando la polvere mossa dalle scarpe sale e si perde nel vento un fiume di ricordi invade chiunque. E sono quasi tutti belli, perché in questo posto non esiste tristezza. Mi hanno raccontato che esiste una teoria secondo la quale l’umore di una persona può cambiare quello delle persone che lo circondano. Ecco perché adesso sta andando tutto così bene.

Oggi ho cominciato a revisionare le mie priorità, sarà lunga però non spreco energie per chi non le merita. Non è superbia la mia ma davvero credo che la vita sia una dare e avere continuo, con disinteresse certo, ma non siamo niente pretendendo senza donare anche solo una minima parte di attenzioni.

Stasera concerto di Belle and Sebastian in una vecchia fabbrica di birra, entrata gratuita e birra a tre euro.

Che dite, passate a trovarmi?

giovedì 23 settembre 2010

OCTAVO DìA

È passata una settimana e mi scopro in un casa sconvolta, asimmetrica e ridipinta tutta. Maldido colui che ha deciso di dipingere quelle cazzo di pareti di azzurro. Bianco vs. Azzurro, non è cosa, perde in partenza.

Stamattina mi ha svegliato un omino dall’aspetto curioso che si è rivelato fatale perché ora abbiamo acqua calda! E anche lui mi credeva russa. Come mai sembro una doppiatrice italiana che parla spagnolo dando un’accento russo al tutto? È imbarazzante, merdina secca.

Ho anche fatto un sogno pazzesco: sono a Milano, a casa mia, e sta per arrivare uno tzunami, ma sappiamo come affrontare la situazione (da quando gli tzunami sono di casa in Lombardia?) . Mia mamma però decide comunque di andare al cineforum non le sue amiche. Stavo mangiano con papà quando arriva uno scossone di terremoto più forte del normale, mi affaccio al balcone della sala e vedo tutte le case della mia via sventrate. Alzo lo sguardo e vedo Dario sul suo di balcone che terrorizzato mi guarda.

Bene, non avevo fumato, ne bevuto, ne tantomeno mangiato pesante. Ieri sera infatti alla fine si era fatto troppo tardi e abbiamo rimandato il cinema. Mah.

Comunque se oggi fosse entrato qualcuno di soppiatto in casa ci avrebbe preso per tre pazzi: Nerea in reggiseno e jeans con un cuore di pittura dipinto sulla faccia, io rigorosamente in pigiama ricoperta di pallini bianchi e rosa dalla testa ai piedi e Dani in piedi su una sedia con un mini pennellino a rifinire le pareti con un tocco molto molto effeminato. Numerose però sono state le pause, con l’immancabile cerveza e giù a dialogare di musica, del consumismo, di come cambiano i tempi. Abbiamo anche mangiato abbastanza nella norma, italiana naturalmente.

Ora primo appuntamento: alle undici in Palça de Catalunya.

Pensatemi taaanto.

Buona notte a tutti.

mercoledì 22 settembre 2010

SEPTIMO DìA

Il primo giorno di quello che seta della tua vita non era male, anche se il ritorno a piedi da casa dei ragazzi è stato traumatico. Ci siamo paresi ben due volte, grazie a dio qui c’è in giro gente gentile ad ogni ora, anche alle quattro e un quarto della mattina. Come prima notte nel mio nuovo lettino non è stata poi così male, sono riuscita anche ad adattarmi alla luce del mattino dato che per ora non possiedo la persiana. A mezzodì è arrivata Marta a vedere la situazione nella sua stanza. Poverina è quella più indietro di tutti. Io mi sono già mezza sistemata mentre, Nerea anche, mentre lei deve ancora cominciare. Colpa delle lezioni che le durano tutto il giorno. Que raro, alla più piccola di tutte e tre è toccata la stanza più grande! Poi suona il citofono e si presenta una signora di classe con tanto di Vuitton alla mano, ci da le chiavi e risolve tutti i problemi che abbiamo in casa con la bellezza di due chiamate. Che santa! E santa anche la sua Vuitton, dai. È andata, possiedo le mie chiavi personali con tanto di portachiavi fatto con il mio Cane (la Grazzasaur) durante il gran premio. Ora posso davvero andare e venire quando mi pare quindi, esco. Cappuccino dal mio amico sotto casa e armata di grandi sorrisoni mi sono fatta tutta la Rambla, locale per locale. Ho anche ritrovato quel piccolo carrer dove stava il ristorante convenzionato con l’ostello di due anni fà quando siamo venuti qui in gita. Sì si, proprio quello in cui ci hanno spacciato per pasta italiana un miscuglio di tortellini, gnocchi, tagliatelle, spaghetti, fusilli e quant’altro con spruzzato sopra una striscia di ketchup rigorosamente americano. E non mancava il formaggio, il colore era alieno ma hanno tentato comunque di convincerci che fosse parmigiano reggiano d.o.c. Beh, pensate un po, lo stanno sventrando per bene. Ed era anche ora, direi io!

Comunque passeggiando per le strade mi sono accorta che questa città non ha pregiudizi. C’è ogni tipo di personaggio e ogni tipo di personaggio può fare qualsiasi lavoro. Ho visto poliziotte con pearcing al labbro, agenti di borsa (o comunque in giacca e cravatta) con tatuaggi sulle braccia e capelli di ogni colore.

Poi mentre ero in coda per approfittare di sconti da H&M, mi sono accorta di non avere la carte di credito. Che figura. Con molta molta nonchalance e a testa bassa sono sgusciata via dalla coda e me ne sono andata a gambe levate, talmente tanto che la guardia mi ha fissato con occhi sospetti. Evabbè!

Tornata a casa abbiamo aspettato che la città riprendesse vita dopo la siesta cinque e siamo andate a comprare la pintura per domani. Meno male che vengono delle amiche di Nerea ad aiutarci tutto domani. Perché se cominciamo come oggi andiamo molto molto male: venticinque chili di pittura bianca, due barattoli da tre chili l’uno, pennelli vari e quattro braccia di ragazze a portali. Eravamo distrutte, soprattutto dopo i tre piani a piedi. Riposino veloce di tre/quattro minuti e via a mettere lo scotch su tutti gli stipiti, prese della corrente, armadi e finestre. E domani via, giù a pitturare tutto il giorno e poi si va a festeggiare.

Stasera nuova esperienza, cinema e poi Bosco delle fate, un posto magico e misterioso nel centro di Barcellona.

Hasta luego chicos!


martedì 21 settembre 2010

SEXTO DìA


Ed ecco che mi preparo a mettere le mie nuove radici e lo spazzolino nel posto giusto e definitivo. La casetta prende vita con noi. Poveretta, stamattina ho svegliato Nerea per entrare in casa. Però ho comprato due brioches per discolparmi. Quando si sono svegliati mi hanno subito soccorso nello smontaggio completo dell’imponente armadio di camera mia. Que asco, c’era di tutto là dietro! Però ora è più ospitale e carina. Per ora ho una libreria come armadio, ma i proprietari di casa hanno detto che ci compreranno a fine settimana tutto quello che manca. Ora cominciamo a ragionare! Dani, il novio di Nerea, ci ha dato una mano a pulire tutto e dopo una poderosa spesa ora si mangia! Si, sono le 17.20, però che volete, qui se la prendono con calma e a me piace così!

Ah, sotto casa c’è un bar molto molto carino dove per la prima volta mi hanno servito un vero cappuccino con tanto di schiuma strabordante e cacao! Questa si che è vita: un supermercato, una cappuccineria, un parco, una fermata della metro, persone adorabili con cui vivere, vino rosso a pranzo e INTERNET GRATIS IN CAMERA! Ho anche parlato con il Fuffo e Ale, Juke (che strano pensarlo laggiù!) e la mammà.. Posso chiedere di meglio?

È un inizio fantastico per una permanenza con i fiocchi. Mi manca il lavoro, ma quello non è difficile da trovare. Che altro aggiungere? Niente, ho pulito tutta la mattina e il pomeriggio e stasera andiamo a prendercela forte dato che possiamo tornare a casa quando vogliamo e senza dare fastidio a nessuno!

Mi è dispiaciuto molto lasciare Cristi, Carlos e Raquel, sono stati il mio punto di riferimento per cominciare ad ambientarmi. Senza il loro aiuto non so come avrei fatto. Niente, non avrei fatto!

Tantoammore a tutti!


lunedì 20 settembre 2010

QUINTO DìA


L’ultima sigaretta alla vinestra con vista sulla Sagrada Familia e sulle gru che oramai fanno parte della stessa. Pioviggina non poco e sto imparando a capire che il temo di Barcellona cambia in un secondo. Mi ricorda qualcuno...

Stamattina la Raqui mi ha portato all’università, che posto stupendo! Credo sia un ex monastero, tutto rimesso a posto con mille ragazzi in giro. Mi è quasi venuta voglia di studiare... Un caffè e un bodadillo al volo e via a camminare su e giù per la rambla lasciando curriculum ovunque. “Puedo dejar un curriculum?” Speriamo che qualcuno si faccia vivo!

Consiglio n° 4 (o cinque??): mai partire con una sola carta di credito (e grazie mamma!) Quella fottuta PostePay, che per quanto possa essere comoda è comunque un servizio delle poste, joder, possiede un tetto massimo di uscita giornaliero (250euri) e se non avessi avuto l’altra carta col piffero che pagavo l’appartamento! Comunque, sistemato il problema senza risparmio di chiamate su chiamate alla mamma che come al solito sistema tutti i problemi del mondo (arigrazie), sono andata all’appuntamento con Nerea e Marta per pagare tutto e..... ORA LA CASA è NOSTRA!

Dopo averla pulita a fondo (naturalmente mi sono presa il compito di sistemare la cucina) e dopo aver messo da parte tutto quello che dobbiamo buttare, non è poi così male! Ieri ero là da sola e la cosa mi sconfortava, ma quando ho realizzato che ora è casa mia, puff, tutto sparito! sabato si va all’ikea, dopo un difficilissimo convincimento dei ragazzi ad accompagnarci, a comprare il restante. E domani mi trasferisco definitivamente! La luce in camera mia non è poi così male, ha un nonsochè di intimo la pioggia non batterà mai sulla mia finestra. Buona cosa questa!

Per venti anni sono stata sempre sotto il tetto di altri, o a casa dai miei o ospite di altre famiglie. Ma domani comincio realmente la nuova vita da sola, o per lo meno con persone nuove. Anche se le vecchie mi mancano comunque (si, anche tu Fuffo!).

Sto scoprendo che questa è una città colorata. Sembra che gli abitanti siano daltonici. Abbinano i colori come gli pare e sembra che non gli importi. Qui non conta chi sei, ma quello che sei. Ogni cosa possiede un’anima, non conta che faccia schifo o che sia vecchia. Mica il consumismo che c’è da noi. Sempre cose di buon gusto però.

È vero, per vedere le cose come stanno realmente devi allontanarti e guardare tutto da lontano.

Però stando lontana mi sto dimenticando la lingua italiana. Non mi vengono i termini e ogni tanto mi trovo a pensare in spagnolo e sempre nei pensieri mi correggo! ODDIO! Miglioro si, però cappero l’italiano non toglietemelo!

Comunque, il mio divano è comodo e chiunque abbia gana di allontanarsi un pochino per capire meglio le situazioni è il benvenuto!

Consiglio n°6: trovare una canzone per ogni giorno aiuta a colorarlo. Oggi mi sento A Thousand Miles domani chissà!

Ora direi che è giunto il momento di andare a docciarmi dato che se mi lanciassero contro un muro ci rimarrei attaccata come takeshi’s Castel (chi ha orecchie per intendere, intenda) da tanto sudore appiccicaticcio ho addosso.

Que asco!

domenica 19 settembre 2010

TERCERO Y CURTO



Bene, di ieri sera posso solo dire che il vino era molto molto buono mentre stamattina non ho avuto nemmeno il tempo di svegliarmi (e chi mi conosce lo sa quanto tempo e quanti caffè servono per svegliarmi) e mi sono ritrovata catapultata in uno studio televisivo a farmi fotografare, con un numero in mano per una comparsata in un documentario. Grazie a dio non c’era bisogno di recitare, altrimenti mi sarei sotterrata immediatamente! Conclusione: i miei amici sono pazzi. Dopo questa immane botta di culo e una pizza al volo a casa dei ragazzi, direzione la mia casina! Guardandola bene, ma bene bene (intendo da vicino e con moooolto tempo a disposizione) è proprio una topaia. Non mi capacito di come una persona normale possa vivere in quelle condizioni. É lercia, sudicia! Nulla di irreparabile, però domani mi armo di spruzzino, guanti, scopa, insetticida e acido muriatico e vado a metterla a posto. Già oggi, anche se non la sento ancora “casa”, quando sono arrivati Raquel e Amar mi sentivo a disagio a ospitarli in quello sgabuzzino. Ah, ma domani donna di casa! Sperimentiamo..

DEVO assolutamente farmi una connessione internet, o rubarla a qualcuno (dato che qui a quanto pare il comunismo informatico dilaga a macchia d’olio) perché ho scoperto di essere fuori dal mondo senza! Mai provato la sensazione di avere il potere di comunicare o meno con chi mi pare. Come camminare per le strade senza conoscere nessuno.

Dopo un breve giretto a zonzo nei dintorni di casa mia, abbiamo trovato una fermata della metro, un parco bellissimo, due hotel e un cerveceria troppo carina.

É ufficialmente cominciato il fine semana e per stasera il programma è una festa in un barrìo poco lontano da qui, si sente già la musica dalla finestra mentre aspetto che Cristina ci chiami per la cena. Stanno diventando la seconda famiglia, sono gentilissimi e disponibili. Mangiamo in cucina, come se mi avessero davvero adottato!

Ora, scusate vado a perdermi nella notte che da lunedì si comincia la vita vera!



Diciamo che come primo sabato di festa è stato un disastro! Non ho messo in conto che con tutta la tensione accumulata e la stanchezza di girare tutto il giorno a piedi per questa enorme città mi avrebbero fatto crollare dal sonno!

Però non è stata malaccio come serata, tranquilla ma serena metà della quale è stata cosumata cercando di convincere Adri che quella camisa non stava per niente bene con con la maglietta sotto! Ma che ci vuoi fare, sta passando anche lui una crisi esistenziale ed è incasinato con la scelta dell’università. Mi sono addormentata a casa dei ragazzi, e una volta aperto gli occhi e ever notato che TUTTI dormivano ho preferito rimanere la piuttosto che prendere la metro da sola alle quattro del mattino per fare la bellezza di dodici fermate. Così quando finalmente dopo nove ore di sonno pesante ho avuto la dignità di alzarmi, ho scoperto il sole di Barcellona. Oggi è il primo giorno di bel tempo e questa cosa mi mette di buon umore e mi rasserena. Non c’è una nuvola e il vento fresco con un sole che spacca le pietre. Come dice il mio migliore amico: hace un calor de justicia!

Comunque, confido in sabato prossimo, dato che abbiamo già programmato una serata bomba al Razmataz.

La comprensione dell’idioma procede a gonfie vele, anche se quando parlo mi sento una tedesca nazista costretta a parlare in sardo! Però faccio divertire tutti, dato che nessuno mi risparmia correzioni e risate!

Ora fuggo nel mio rifugio e comincio a metterlo un attimino a posto studiando incastri vari tra letto e armadio. Un mobile vcchio avrà anche un’anima, ma un armadio a tre ante, alto il doppio di me in una habitacione grossa quanto il bagno di casa mia non è il massimo! Tenemos que tirarlo!

A domani, mi mancate tutti quanti


venerdì 17 settembre 2010

SEGUNDO DìA


Consiglio n°1: se per caso doveste mai perdervi tra le innumerevoli metro di Barcellona, non preoccupatevi. Passeggiate con indifferenza tra una parada e l’altra, prima o poi troverete una via d’uscita. Così dopo aver camminato per tre ore con tanto di iPod tra i carrer più infognati della città, mi ritrovo in Plaça de Catalunya, dopo aver girato a zonzo da un barrìo all’altro, grazie a dio! Prendo un taxi, spiccico qualche parolina dandomi un tono che fa molto diva ma ecco che il tassista non trova la destinazione.

Va bene, mi arrangio.


Ed ecco che oggi, dopo qualche problemino di orientamento, arrivo all’appuntamento in ritardo (come mio solito del resto).

Consiglio n°2: nell’eventualità in cui doveste affittare un piso che, diciamocelo, non è il massimo dell’ospitalità, cercate in qualsiasi modo possibile di convincere il proprietario a sistemare tutto. Cosa che ha fatto Marta (la terza ragazza) facendoci guadagnare il diritto di bruciare/fare a pezzi quell’orribile mobile bianco del salotto, gettare i favolosi pezzi d’antiquariato dell’armadio di camera mia e la possibilità di dipingere le pareti. Bene, dopo aver imparato a memoria il contratto leggendolo e rileggendolo, ma soprattutto dopo aver chiesto perché mai la clausola 11 parla di esplosivi, bombole a gas e petardi, firmiamo. Lunedì inizia il trasferimento perché le ragazze sono dovute tornare a Girona a prendere le loro cose.


Consiglio n°3: quando si estraggono a sorte le camere, seguite sempre l’istinto. Se l’avessi fatto e avessi preso quel fogliettino vicino al mio piede mi sarei ritrovata nella camera pequena con luz al posto che la pequena sin luz. Attenzione! Questo non significa un sottoscala o uno sgabuzzino ma solo una stanzetta con poca luce. Molto poca... Ma per il tempo che ci passerò va più che bene.

Ora arriva il bello, l’arredo. Devo trovare una soluzione per l’illuminazione e sono graditi consigli.

Qui piove. Ma fa caldo. Cosa che non rovinerà l’inizio del fine settimana che si prospetta molto molto molto movimentato. Stasera si mangia a casa, con la Raquel, dopo di che vado dai ragazzi che hanno casa in Santa Eulalia sulla linea roja per poi raggiungere Raquel in un pub. A quanto pare qui sono tutta santerelli durante la settimana per poi trasformarsi in casinisti patentati dei week-end. Per ora mi limito ad immaginare. Chissà....

Hasta Luego!

giovedì 16 settembre 2010

PRIMER DìA



Ho vent’anni e sono in viaggio per un mondo nuovo, Barcellona.

Ho trenta chili di bagaglio, che è l’unica cosa che mi appartiene.

E non mi sono mai sentita più libera.



Buon giorno nuovo mondo!

Come inizio direi che non siamo partiti poi tanto male: amici all’aeroporto, tour in giro ai carrer della Barcellona metropolitana, quella vera, e una famiglia adorabile che mi ha accolto con il classico “mi casa se tu casa” ,

Ma primo e vero colpo grosso è stato l’appartamento. Ci troviamo con Nerea a Stant Estaciò, giriamo qualche angolo e trac, mi ritrovo a Milano. E’ uguale spiccicata ad una vietta sperduta nel centro di Milano. Solo che qui c’è il mare.

Il portone è di ferro e il piso al terzo piano. Senza ascensore. E’ un buco, cazzo. Però ci sono tre balconi, tre stanze, tre tazze, tre cucchiaini. I muri vanno dipinti, le coperte lavate con ammoniaca e le tapparelle..eh, le tapparelle, vediamo cosa possiamo fare.

A dispetto di tutto mi piace un sacco, é piccolo ma indipendente, costa poco e poi sono a Barcellona.

Bene, domani contratto con tanto di traduttori per le varie clausole a fine pagina! Que suerte!

Oggi poi mi è successa una cosa strana: guardavo le mie gambe camminare come al solito, ma i miei piedi toccavano un suolo sconosciuto. Ogni passo è un pezzo di asfalto ignoto alle mie suole eppure cammino come ho sempre fatto. Qui la gente non ti guarda, ti vede. Entrando in un locale con la Raquel, mi sono sentita a casa, senza occhi addosso. E due euro a birra è un crimine, un attentato agli astemi! Ma qui amano il buon bere e il buon mangiare, poi però impazziscono per il Parmigiano Reggiano come Carlos che, spacchettando il mio regalo di ringraziamento per dell’ospitalità, ha cominciato a ridere e saltellare! Decisamente pessima cosa per la mia linea.

Ma domani mattina turismo per il mondo nuovo, curriculum munita. Speriamo in un’altra botta di fortuna/culo! O magari mi imbatto, accidentalmente, in qualche bel sconosciuto fusto che mi possa dare qualche aiuto. Chissà.......

E comunque tranquille amiche, ve ne spedirò qualcuno per posta celere, mica me li posso tenere tutti per me!


Buenas Noche a todo el mundo.

martedì 14 settembre 2010

Best Memories


Grazie.
Quello che dico per te ha un senso e quando parlo mi ascolti.
Grazie, cinque anni di lontananza non sono bastati a separare quello che c'era.
E quello che c'è stato è tra le memorie migliori.
Mi mancherai.

Meglio tardi


E' un classico, un evergreen
confessare l'inconfessabile, al momento della partenza.
E' parte del nostro animo ritardatario.
E' un classico.



lunedì 13 settembre 2010

What i am to you, Barcelona?

Tante, troppe farfalle leggere che mi ronzano in testa.
Questa la sensazione che si prova nel trovarsi di fronte un biglietto di sola partenza, trenta chili a disposizione e una valigia vuota in cui far rientrare tutto il proprio mondo.
E chi mi conosce lo sa, il mio mondo non conosce gravità. Fluttua nell'aria.
Questa è la parte più difficile. Il momento del distacco.
Ogni tanto mi succede di vedermi da fuori, solo per qualche secondo e quei pochi istanti mi servono per realizzare che questa partenza è necessaria.
Vado in un luogo per il quale non sono nessuno e che non parla nemmeno la mia lingua.
Arriverò da sola e da sola cercherò la via in cui c'è quel tetto che per qualche tempo chiamerò casa, pur non sapendoci camminare ad occhi chiusi.
E anche senza conoscere a memoria i passi che ci sono tra la cucina e la camera da letto, quello è il posto che mi accoglierà e mi riparerà, anche se non ci sarà il "lettone" di mamma in cui dormire quando fuori piove e papà è fuori città.
Sarà come riaprire gli occhi per la prima volta. Nuovi marciapiedi e un mondo nuovo dietro ogni angolo da assaggiare e assaporare.
Sarò sconosciuta in un mondo di conosciuti.
Eppure, tutto quello che lascio qui, anche se conosciuto a memoria, mi manca già.