giovedì 7 ottobre 2010

DìA VEINTE Y DOS


Si può, al Mercadona. Succo di frutta a sessanta centesimi. Si può, al Mercadona. Vecchie che ti sorpassano in coda. Si può, al Mercadona. Dodici euro e due sacchettoni pieni. Si può, al Mercadona. Accorgersi di aver fatto due chilometri a piedi inutilmente perché esiste un Mercadona anche dietro casa tua. No, questo non si può. Stamattina mi ha colpito un raptus d’igiene ma di quelli pesanti. I muratori al piano di sotto stanno facendo un casino pauroso: polvere ovunque e trapani nelle orecchie alle dieci del mattino (e dopo essere tornata alle cinque non è il massimo). I miei vestiti sono inutilizzabili, pieni di polvere in ogni singola fibra. Quindi capelli legati, musica a palla e lavatrici, spugne, detergente e mollette. Durerà poco questa pulizia, ma almeno ci proviamo. Alle due e mezza, dopo aver chiacchierato un’oretta su skype con Fuffo (incazzato nero) e la Mamà, mi prende un altro raptus: cibo! Decido di fare un risotto. Si mi hanno detto che sono brava a cucinare, ma seguendo passo a passo tutte le indicazioni di mamma stava venendo bene o per lo meno aveva l’aspetto di un risotto “normale”. Ma dulcis in fundo, mentre sto per mettere l’ultimo pizzico di sale (non compro il dado, è fuori dal mio budget), me ne scivola un po troppo. Niente, non scoraggiamoci. Si può recuperare, saltando per la cucina, disperata mi obbligo a pensare. Pensa Giulia, pensa. Cosa puoi fare. Il sale si scioglie nell’acqua. Bene, rimetto il piatto nella padella, accendo il fuoco e aggiungo ancora acqua al risotto. Cinque minuti, è ora. Arriva il momento dell’assaggio e... niente. Oramai il sale fa parte di questo piatto. Pensa Giulia, pensa. E d’improvviso arriva l’illuminazione: frittata! Mi precipito in cucina, sempre saltando. Uno? Facciamo due (queste rientrano nel budget). Ma niente da fare. Fa schifo proprio. Cambiamo menu del giorno: panino con pechuga de pollo e philadelphia. Sostanzioso, gustoso e.. basta perché adesso ho una fame bestia. Bene, dopo questi due piccoli raptus, vengo presa anche da un terzo: riempire il frigorifero. Si può, con Mercadona. Cammino, cammino, cammino. Ma quanto cazzo dista? Stavo perdendo le speranze quando all’improvviso vedo dall’altro lato della strada due ragazzi. La scena la vivo a rallentatore. I due ridono, il sole li illumina e hanno i denti bianchissimi. Alti e belli, bellissimi. Ma non per il loro aspetto fisico o lo stile che potevano avere. Bellissimi, perché le loro lunghe braccia reggevano sei fantastici sacchetti di Mercadona. Questo significava che ero vicina. Quando esco di casa e mi do una meta, ogni volta è come una piccola caccia al tesoro e raggiungere la metà è una soddisfazione pazzesca. Mercadona è tutto quello elencato sopra: nonnine che ti fottono in fila, ragazze che a quanto pare si cibano solo di muesli e cassiere che non accettano la mia carta di credito perché dietro non è firmata. Ma quando mai me l’hanno chiesto?! Sulla strada del ritorno trovo un negozietto con tutto ad un euro, mi rifornisco dei trucchi spendendo l’equivalente di un mascara dell’ Esselunga. Giro l’angolo per imboccare Sants, e vedo un sacchetto del Mercadona. Come è possibile? Ed è stato proprio lì che mi si è gelato il sangue. Mi volto a destra, niente. Mi volto e sinistra, ed eccolo lì (anche questa scena a rallentatore). Un urlo esce dalla mia bocca mentre getto i sacchetti in aria e mi butto a terra battendo i pugni per terra e chiedendomi perché sono così tonta? Perché? La gente mi osserva con imbarazzo e distacco, ma quando vedono i sacchetti dell’altro Mercadona capiscono la mia disperazione e cominciano a cantare Bob Marley cercando di tranquillizzarmi. Un pochino esagerato e surrealista, ma è questo quello che mi è passato per la testa in un lampo di secondo. Era proprio dietro casa, dietro casa cazzo. In questo momento c’è un’aura negativa che aleggia intorno a me. Non capisco cosa o chi sia. Devo espiarla e cacciarla per riottenere la fortuna di prima. Oggi poi è giovedì, finalmente gettiamo i mobili e guadagniamo spazio.

Ora mangio qualcosa, altrimenti svengo e mi fiondo a prepararmi per stasera. Altra uscita, altra compagnia.

Lo pasas bien.

Adios.

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