Niente. Non riesco a stare al passo. Un po per pigrizia e un po per mancanza di tempo (e di cose da raccontare, anche). Quindi riassumo i giorni di giovedì e venerdì. Vediamo, giovedì è stat una giornata regolare dato che non mi ricordo assolutamente quello che ho fatto. Quindi suppongo che fosse nella norma più assoluta. E sapere già quale è la routine dei miei giorni “normali”. La sera invece me la ricordo bene dato che l’ha passata interamente a cercare di capire i doppi sensi di un comico-musicista e del suo spettacolo. Trovare la Taverna Del Minotauro è stato difficile dato che da fuori è una bettola in completo stile carrugio genovese, sporca e dalla clientela poco raccomandabile. Sulla destra però vediamo delle scale, spinti dalla curiosità le scendiamo e ci troviamo in una vera taverna con tanto di soffitto con archi in mattoni, calcetti, un palco e la birra più cara della storia. Inizia lo spettacolo, tutti ridono. Io arrivo tardi ad ogni battuta e mi ritrovo a ridere fuori tempo. Ma la musica è talmente buona che questo Dr. Fargo ha anche un gruppo di suoi fan (uno, per la precisione) che conoscono a memoria tutte le canzoni e lo fissano con devota ammirazione. Finito il concerto-cabaret A. propone una sfida a calcetto. - Un gioco da ragazzi - penso. E invece mi ricredo. Sarà che qui gli omini dei calcetti sono in ferro, quindi pesantissimi, sarà stata la birra o non lo so, ma vince spudoratamente. Aspetto solo di trovare un calcetto giusto, e poi vendicherò il mio onore di giocatrice nazionale di calcio balilla, caro A. Quando usciamo comincia la lunga camminata e la estenuante ricerca di una fermata dell’autobus notturno che ci riporti a casa. Così camminiamo fino alla Sagrada Familia e qui la incontriamo per caso. Un viaggio infinito per tutti i quartieri di Barcellona ci attendeva. Ma stiamo cominciando ad apprezzarli questi viaggetti, perché alla fine di tutte le curve, le frenate moleste e la gente improbabile che sale c’è il piumone. Così mi addormento nel mio comodo materasso con quelle comode molle che mi vogliono talmente bene che per starmi il più vicino possibile cercano di conficcarsi ogni notte nel mio costato. Ma che ci vuoi fare, sono fatte così le molle dei materassi. Ad ognuno il suo.
Venerdì mattina giro di c.v. per la Rambla, libreria di cinema, e filmoteca. Quest’ultimo in particolare è stato un posto interessante. Una vera e propria biblioteca, con corridoi senza uscita in cui l’odore dei libri ti invade le narici e ci mette un giorno ad andarsene. Il sole era talmente caldo che ho pensato di andarmene al mare a leggere il mio nuovo libro di Robert Cook, intencion criminal . Invece torno a casa, mangio e mi guardo il primo film scaricato da internet. Ce l’ho fatta, dopo anni passati in rete a cercare di possedere con orgoglio un film scaricato illegalmente da internet, ieri ci sono riuscita. È tanto gratificante come parlare quasi fluidamente spagnolo con spagnoli e sapere che ogni parola l’ho appresa da sola, senza aiuto di nessuno. Ogni singola parola è frutto del mio impegno. Questo si che è orgoglio di se stessi. Tornando al film, Burn after reading dei fratelli Coen, merita parecchio. Grazie, ogni pellicola dei Coen merita. Sarà stata la soddisfazione che me l’ha fatta apprezzare così tanto forse. Un poco di spesa, dato che il mio frigo piangeva e poi via fuori a conoscere nuova gente. Mi porto dietro la Nere che altrimenti sarebbe stata a casa sola. Arriviamo a casa della Meli e mi accorgo che siamo tutte italiane. Ma non è un problema, parliamo spagnolo o quando parliamo italiano traduciamo anche per lei. Ci raccontiamo le nostre storie (rimangono affascinate dalla mia, che in fondo non ha nulla di speciale) e io rimango affascinata dalle loro. Specialmente da quella di Diletta che partirà verso l’ignoto e andrà a fare volontariato in Africa l’anno prossimo. Dopodiché usciamo. Meta: la Barceloneta. La zona non è delle migliori ma ci sono molti ragazzi in giro. Così imbocchiamo una stradina verso l’interno del quartiere e troviamo il Filespinado, un localino gestito da italiano che sono qui da talmente tanto tempo che hanno perso l’accento. Sangria? Si, sangria. Ma non una, bensì due. Chiacchiere internazionali con tanto di paragoni e imitazioni delle varie classi sociali italiane e spagnole. Scopriamo anche che Nerea è UGUALE alla Hepburn. Così quando ci alziamo, le due sangrie volano alla testa e siamo tutte più felici. La serata si conclude con un altro di quei stramaledetti viaggi in autobus. La serata è stata bella, mi sono sentita a casa. È strano, quando più mi sentivo sola, fragile e vulnerabile, senza nessuno che potesse tirarmi su, si sono presentate loro che mi hanno rivitalizzato. Più si scappa dall’Italia più gli italiani ci fanno sentire a casa. E adesso con il profumino di pesce che proviene dalla cucina del cuoco che vive sotto casa vado a mangiare qualcosa, altrimenti svengo, fingendo che ciò che mangio sia un branzino della mamma. Oggi pomeriggio dovremmo (uso il condizionale, perché ogni volta che anticipo qui i progetti, qualcosa va storto) andare a vedere la mostra di Pipiloti alla Fundaciò Juan Mirò al Montjuic. È quasi un mese che tentiamo di andare, speriamo in bene per oggi.
Ora però l’odore di pesce ha invaso tutta casa. È vomitevole, cazzo.
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