
Quanto diavolo è odioso essere svegliati dal cane del vicino di sopra che soffre di attacchi di panico e convulsioni e corre e abbaia all’infinito ogni volta che viene lasciato solo anche solo per andare a comprare il pane? Ma è ancora più odioso svegliarsi, guardare l’orologio e scoprire che mancavano ancora quei fatidici cinque minuti di sonno. Si perché gli ultimi cinque minuti valgono una notte intera di sonno, se te li passi male, sei finito. Il tempo rubato si trasforma in un senso di malessere generale che ti rimane sullo stomaco tutto il giorno. Invece quando sono uscita di casa la gente mi guardava. Non come incroci lo sguardo di un tizio che cammina in senso contrario al tuo sul marciapiede . Mi guardavano con talmente tanta violenza che per un momento ho pensato di avere qualche cosa in faccia. Così, con passo felpato e disinvolto, mi sono avvicinata ad una vetrina e con mia grande meraviglia ho scoperto il motivo di tutto. Oggi era una giornata intensa: sole caldo immerso in un blu carico e scintillante, vento forte e freddo come quello del nord, che mi ricordava le giornate di sci con papà a San Candido, e io ridevo. Uno di quei sorrisi tranquilli, nulla di speciale. Ma sentivo che mi era tornata la grinta e la carica che avevo perso da qualche giorno sotto il peso di una grande stanchezza fisica e mentale. Sarà che questo fine settimana rivedo i miei, riavrò i miei vestiti, mangerò cibo di un ristorante e mi farà una doccia di mezz’ora in albergo. Sarà che non mi preoccupa il naso che mi cola, perché sto annusando aria d’autunno, quella talmente tanto rarefatta da far male nel naso. Non so cosa sia ma oggi ero felice e ho scelto di esserlo per un po’.
Bene, il primo appuntamento di oggi è stato alla OTG (oficina de traball general) dietro casa mia, con tanto di coda, numerino e brutte notizie. Non è l’oficina giusta. Non scoraggiamoci, cazzo. Devo solo prendere una metro, cambiare per la rossa e scendere ad Arc de Triumf. Nulla di che dai, devo solo andare dall’altra parte della città. Scale mobili e lavori in corso. Incredibile, non c’è lavoro per nessuno, la Spagna è in crisi, ma per strada è pieno di cantieri. L’OTG a cui devo rivolgermi (spostata dall’altrapartedelmondo a causa dei lavori in corso nella strada della vecchia sede)è in un parco splendido, con gente che fa tai chi e ragazzi che leggono sdraiati nell’erba. Altra fil, altro ticket, altra attesa. Merda, non ho il libro. Così comincio il mio gioco preferito: guardare la gente e immaginarmi le loro vite. Dalle mie fantasie mentali vengono fuori storie talmente complicate che potrei davvero scriverci delle sceneggiature. Arriva il mio turno, la signoria del banco parla solo catalano. Quando mi deciderò ad andare al corso? Ci arrangiamo. Ma non è possibile, ad un servizio pubblico sfruttato per la maggior parte da stranieri ci mettono a lavorare una catalana D.O.C. Mi iscrivo con poche speranze che possano aiutarmi. Così esco da quel covo catalano emi trovo catapultata in un’altra città. Angoli remoti e sconosciuti sono strade di Brooklyn con palazzoni in mattoni rossi, asfalto nero pece e semafori appesi nel vuoto. Nei parchi si vola a Parigi, con mamme con passeggini e romantiche foglie autunnali cadute sul terreno sterrato. Il centro con i suoi palazzi stile vittoriano con finestre che riflettono il cielo, strade ricolme di taxi e gentleman in gessato con hamburger del McDonald’s in mano è tutta Oxford Street di Londra. Queste tre sono le mie preferite, e ne ho trovata una che le racchiude assieme. Non che a Barcellona manchi personalità. Le sue chiese gotiche e grottesche, i suoi vicoli bui e ambigui, le colline e il mare a due passi sono tutti segni speciali di questa città. Ma possiede l’anima e il pensiero si NY, Paris e London. La perfezione. Il pomeriggio sono andata all’ Istituto Italià a vedermi un film di Salvatores, SUD con Silvio Orlando, Claudia Neri e Claudio Bisio. Così ho scoperto anche una biblioteca italiana e una sessione di film gratuiti. Domani danno Il Decameron di Pasolini, vediamo se riesco ad andarci. Vi ricordate il casting fatto uno dei primi giorni che ero qui, quello in cui ero terrorizzata dall’idea di dover parlare? Bene, ci hanno preso! A tutti tranne che ad A. Effettivamente l’hanno preso, nel senso che hanno chiamato il suo amico credendo di convocare lui. E rimarranno delusi vedendosi arrivare Raul al posto suo. Peggio per loro. Così il 9 e il 10 novembre dalle sei del mattino alle cinque di pomeriggio sono convocata come comparsa all’Università Autonoma di Barcellona per la modica cifra di sessanta euro al giorno. Meglio che niente. Sono tante confezioni di latte, o tante scatole di cereali o pacchi di pasta. Agli sfizi nemmeno ci penso. Quelli oramai sono stati superati, a malincuore, ma superati. Ora vado in doccia sperando di far evaporare il raffreddore con una full immersion di aereosol fatto in casa. Etciù!
commento a "mi piaceva e non capisco perchè":
RispondiEliminaè l'intrinseca geometria del caso urbano che ti obbliga a scattare certe foto...