martedì 12 ottobre 2010

VEINTE Y TRES


Oggi avevo bisogno di pensare. La situazione sta precipitando: no lavoro, no lavoro, no lavoro. Parco del Montjuic è l’ideale. Ho trovato il mio posto magico, quello in cui si va ogni volta che si ha bisogno di stare soli. Una tranquilla panchina sotto un glicine di un viola acceso mai visto in un angolino appartato di un giardino circondato da palme e colonne avvolte da liane. Un posto assurdo ma magico, come tutta Barça. Pensieri e pensieri, giungo ad una conclusione: se a fine mese non trovo lavoro torno indietro (ahimè) a Milano, mi trovo un lavoro lì e con i soldi che guadagno pago i tre mesi di preavviso della casa di qui. Bella come prospettiva ma è l’unica soluzione. Sta diventando noioso non avere nulla da fare ogni giorno, molto noioso. Non posso nemmeno vedermi la città come voglio io, perché devo risparmiare. Insomma sto precipitando. Ma almeno so per certo che non è colpa mia. Ho fatto il possibile, c.v. ovunque, mail ad ogni agenzia e documenti in regola. Ho fatto tutto il possibile.

Dopo questo attimo di malinconia e di sudore, oggi si moriva di caldo, scendo dal Montjuic. Appuntamento con Bruno all’università per una bella ubriacatura pomeridiana. La facoltà di belle arti è un casino totale. Entri con la sigaretta in bocca, tanto la gente che trovi dentro fuma anche di meglio. Al bar bevi alcolici portati da casa davanti a tutti, tanto il tuo vicino di tavolo è il tuo professore di scultura, e magari ti chiede anche un bicchiere! Poi puoi montare una cinta tra due alberi e, con la giusta quantità di alcol in corpo, puoi anche riuscire a camminarci sopra. Così ho passato il mio pomeriggio tra Pomada (un gin lemon meno amaro e molto molto rinfrescante) e nuove conoscenze. Qui è facile fare amicizia. Mai mi è capitato di sedermi ad una tavolata di completi sconosciuti, di cui due terzi sono donne, e non sentirmi gli occhi addosso. Anzi, sono stata tempestata di domande su di me e su cosa ci facessi qui. Qui le persone sono molto più aperte e predisposte a conoscere nuove gente. Amano la diversità e il multiculturale secondo loro porta innovazione e progresso. Ahi, quanti bei discorsi in classe con la Chinca su questo tema, quante discussioni e quanti disaccordi. Ma il vero senso lo capisco solo ora che queste cose le vivo sulla mia pelle, non leggendole su libri noiosi e vecchi.

Messaggio: cena in Gracia alle 21. Vaca Paca. La cena più disastrosa della mia vita: un ristorante a buffet libero e continuo nella più completa libertà. E dopo che Amar si stava portando via le pinze per prendere il pollo, dopo che Arti pensava di mangiare sempre nello stesso piatto senza che i camerieri te lo cambiassero con uno pulito e dopo che Nerea ha fatto un casino con il gelato al cioccolato pretendendo di prenderlo con le mani mentre continuava a colare dal distributore automatico (colato per terra un biscione di cioccolato sembra davvero cacca), loro devono partire per Pala. Sinceramente io, di rimanere a Barça, da sola a casa, in questo momento di instabilità mentale ed emotiva, non ne avevo molta voglia. Così prendo una delle mie solite decisioni impulsive, passiamo da casa, faccio la valigia e via per il ponte al mare.

Peccato che siamo partiti a mezzanotte e andando con molta calma siamo arrivati alle tre di notte, tutto bene. Qui è tranquillo, riposante, ci sono le pietre. Posso considerare le persone che mi ospitano a dormire sotto il loro tetto amici? Bene, allora qui ci sono anche i miei amici. Quindi vado a dormire serena, tra braccia accoglienti e calde che mi cullano.

Sono in pace.

Buona notte.

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