
Giovedì è passato velocemente. Quando ha suonato la sveglia i miei piedi erano belli al caldo. Che bello! Quando ho scansato le coperte per alzarmi, invece, il gelo ha avviluppato il mio corpo. Dannazione! Sto prendendo l’abitudine di fare colazione. Mica come quando andavamo al liceo e non mangiavamo nulla per poi fiondarci sul banchetto del bar all’intervallo. Ma quanto erano buone le focaccine con cotoletta? La Protti lo sa, avremmo potuto vivere solo di quei fottutissimi grassi idrogenati e preconfezionati a vita. Ma poi la scuola finisce e ti ritrovi a comparare mezzo chilo di prosciutto in confezione omaggio al Mercadona. E al posto della maionese c’è la salsa yogurt che costa meno, e il pane è in cassetta, mica focaccia. E quanto mancano le lezioni di italiano della Villani, quando con la J ci gasavamo se sottovoce azzeccavamo il senso della poesia o quando eravamo capaci di discutere per ore di libri di cui non ricordavamo nemmeno la copertina. Quelli si che erano attimi di brivido, peggio delle interrogazioni. Adesso invece ci sono corsi gratis di spagnolo offerti dal comune a cui non puoi entrare perché il tuo livello di spagnolo è già avanzato. Gratifica certamente, l’ho imparato da sola, però che cacchio, voglio migliorarlo. Allora ti trovano un corso di ortografia il venerdì alle cinque e uno di dibattito linguistico il lunedì alle nove. Mica male. Tutto gratis. Lunedì comincio. Nel frattempo tanti contstti me poche risposte. Male, molto male. Per la sera faccio la pazzia: prendere la bici, pedalare fino a Espanya, una ragazza in bici mi affianca chiedendomi dove ho preso il cappello credendomi inglese, giù ditto per Para.lel, gente poco affidabile ferma ai semafori, sempre todo recto per Zona Franca, buche e fango, svolta a destra ed eccoci qui. In anticipo, mi sto migliorando. Dal ritardo cronico alla mezz’ora di anticipo con tanto di congelamento. Mi sento una liceale che aspetta il suo bello al fine delle lezioni. Che carina. Strada a rotroso, con annessi i soliti problemi di A. nel scegliere le bici adatte (se non sono rotte o non hanno qualche cosa che non va non è contento). Gare sui marciapiedi schivando cani e gente fino a casa, vino troppo scadente, mal di testa, tante risate e pizza alle due e mezzo. Sono troppe le cose da dire. Sono troppe le cose che ci siamo detti. Devo ancora ripassarle tutte per capirle. Per il momento mi metto un attimo di pausa per assaporare il tutto.
Stamattina l’indecisione era grande. Andare o non andare? Sembra un posto regolare, sito professionale e mail cortesi. Che faccio. Che faccio.
Non vado. Mi lavo i denti. Cambio idea. Ci vado. Fermata Lesseps, mi perdo, naturalmente. Non capisco ancora da che cacchio di parte sia il mare e mi sembra di essere già stata in tutti i posti che vedo. Credo di avere dei problemi belli gravi. D’improvviso trovo la strada, non senza aver chiesto ad una simpatica signora. Mi scambiano per una del posto, oggi in tre mi hanno chiesto indicazioni stradali. Presa di sorpresa la mia vanità è stata tentata di fingersi davvero una spagnola ma il mio giudizio (anche se poco) mi faceva pensare a qui poveretti persi per Barcellona sotto indicazioni false di una stronza vanitosa. Non era il caso. Quindi: scusate ma non sono di qui. Trovo l’agenzia ma nessuno risponde al citofono. In realtà nessuno risponde a nessun citofono della casa. Forse non va, nel mentre aspetto che entri qualcuno.dopo qualche minuto arriva una ragazza, apre il portone, mi guarda e mi dice: “Fifth avenue?” “Si.” “Vamos.” Va bene. Sorriso, profilo, mani uno, mani due. Camminata, video. Che scema io che mi aspettavo un casting in perizoma e topless. Forse come dice qualcuno davvero sto cominciando a diventare un po più ingenua di prima. Mi devo purificare, smettendola di programmare le mie emozioni come se avessero un momento di inizio e uno di fine. Può capitarti un’emozione che nemmeno conosci in qualsiasi momento della giornata. Oppure puoi accorgerti di non provarne alcune. È solo una questione di aprirsi e lasciarsi andare. E questa filosofia di cambiamento mi piace. Pomeriggio in casa, filmetto al calduccio, pasta al pesto ricordandomi che le mie donne ora sono al mare a festeggiare. Le invidio e mi mancano. Se state leggendo, pensatemi promessine. Adesso si pensa alla serata, è venerdì e la notte ci appartiene. Buona serata a tutti.
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