Mi risveglio lentamente. Lentamente apro gli occhi. Sono per terra. Il mio materasso è su un pavimento di parquet. Il resto della stanza è illuminato da un raggio di luce che entra diretto dalla fessura tra le due porte semiaperte. L’odore di incenso è forte m gradevole. Dove diavolo sono? Mi giro lentamente nelle coperte. Una figura completamente nera è seduta nell’angolo buio. Metto a fuoco e mi tranquillizzo. È un Buddah. Ma dove diavolo sono? Dall’altra parte della stanza ci sono dei quadri addossati disordinatamente alla parete. Una mano rosa taglia una cipolla di Tropea con un tale realismo che mi riporta alla realtà. Sono nella stanza di meditazione. Non credevo di poter dormire così bene per terra. Il postino ha suonate tre volte? Io non ho sentito nulla. Vi è caduto un piatto? Io non ho sentito nulla. Avete fatto casino con i sacchetti della spesa? Niente, nemmeno quello ho sentito. Niente desayuno, è l’una passata, tra poco si mangia. Insalata magica di mamma Emilia (con mela, una polvere di birra e carote, una zuppa di lenticchie e peperoni e pechuga de polo. Non credevo nemmeno che tanto cibo sano potesse avere un sapore così buono e succoso. Ci alziamo da tavola alle cinque, Prema corre al lavoro. Momenti di vita quotidiani. La routine che un poco mi manca, quella di cui hai un po di nostalgia quando ti trovi incasinata e senza certezze. Quella da cui fuggi prendendo il primo treno libero. Pomeriggio gita a Girona. Piccola ma che magia con quelle piccole viette che salgono di fianco alla cattedrale. Decidiamo di prenderci una birretta. Troviamo una taverna basca con un bancone ricolmo di tapas super gorde e invitanti. Che storia, tapas gratis, la petizione di Facebook, in qui chiedevano di legalizzare le tapas gratis come patrimonio culturale della Spagna, è servita. Come al solito facciamo i cretini, perdiamo la cognizione del tempo e della quantità di tapas ingurgitate. Dobbiamo andare, chiediamo il conto e.....quattro euro e venti di birre e undici e ottanta di tapas! Sti cazzi che son gratis! Ci guardiamo e scoppiamo a ridere. Come due cretini, come abbiamo potuto pensare che fossero gratis? Che ridere!! Sulla strada per l’appuntamento troviamo di tutto: simpatici sexy shop (dove naturalmente siamo entrati, è più forte i me, tutti quegli aggeggi strani mi fanno troppo ridere), coffe shop dove puoi trovare tutto per coltivare la “tua amica”, negozi indiani con cappelli che più europei non si può e librerie di cinema (dove naturalmente siamo entrati e ci abbiamo passato una buona mezz’ora). Ritorniamo abbastanza tardi e troviamo la casa completamente invasa di gente. Emilia e Alejandro hanno deciso di festeggiare. Non si sa bene cosa, ma festeggiamo con una tavolata di cibo dalla pizza alle acciughe su pane e pomodoro. La compagnia è piacevole e interessante. Noi italiane (la ragazza di Arti, Sara, è veneta) siamo le direttrici di discorsi internazionali sulla traduzione di parole intraducibili e improbabili. Anche qui grandi risate. Dopo la cena gli uomini si ritirano nel seminterrato a suonare la chitarra elettrica mentre noi ragazze ci sediamo in cerchio dall’altra parte della stessa stanza a parlare del gossip più estremo. Mi sentivo una dodicenne alle feste di compleanno dei compagni di classe. Che tempi. Improvvisamente dalla cucina sale un grido: “Tiramisùùùù”. Ci fiondiamo di sopra a mangiare il favoloso dolce preparato da Sara nel pomeriggio. Ed è subito casa. Tisane, infusi, giochi di società e poker. E si fanno le tre di notte. La cuginetta dorme sul divano, Van Morrison suona nello stereo e io torno nel mio piccolo nido. Di nuovo tra quelle braccia calde e accoglienti.
Meno male che quelle braccia accoglienti sono anche calde ora che viene l'inverno.
RispondiEliminaComunque a furia di racconti a base di cibo stanotte ho sognato che mangiavamo:una società di catering aveva allestito un ricco buffet solo per noi.
Dove? Nel campo giochi di via Aicardo.
Che avrà voluto dire?
Che sei pazza. Punto.
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