lunedì 27 settembre 2010

UNDECIMO DìA

Ho passato la mia prima domenica mattina casalinga. L’intento di svegliarsi presto c’era e quando ho aperto gli occhi per quei pochi minuti sono stata anche capace di rispondere a qualche messaggio. Ma poi sono sprofondata di nuovo nel sonno profondo e il pomeriggio è velato leggendo Marlon. Verso le otto di sera hanno citofonato i genitori di Nerea e mi hanno ricoperto di cibo dalla testa ai piedi. Grande cosa! Dopo una doccia e un ritorno alla vita civile sono andata al lavoro, convinta di passare una serata normale lavorando, come ieri. Invece appena arrivata scopro che non devo lavorare. Anzi meglio, scopro che c’è un concerto di Jarabe de Palo poco distante. Caso della vita, ho passato tutto il pomeriggio a scaricare sue canzoni. Chiamalo destino! Guardo Erika, guardo Diego: voglia di lavorare, zero. Si chiude il bar e si va diretti al concerto. Ma comincia a piovigginare. Altro cambio programma: birretta al Nevermind. Ed ecco che mi si apre il volto proibito della Barcellona metropolitana e vi sento catapultata in un altro mondo. Un locale più indie rockettaro non esiste. Nemmeno a Londra. Gente a piedi scalzi al bancone, ragazzi dalle provenienze ambigue sui divanetti e un Jack e Coca offerto dal capo. Qui ci si conosce meglio e scopro elementi impensabili seduti attorno a me dai proprietari del Monroe27 al pasticcere, all’architetto. Storie incredibili e affascinanti. Ma questo è il Loro libro, ve la raccontano Loro questa storia e sono sicura che vi piacerà. Poi qualcuno pronuncia il nome empanadas e veniamo tutti rapiti da una frenesia collettiva. Via verso una stana signora che prepara empanadas spettacolari per la strada. E ci catapultiamo fuori subito. Altra strada, altro barrìo ma la signora non si trova. Tappa pizza da argentini che cucinano meglio della pizzeria italiana appena aperta a fianco. Si fa l’una e il concerto è bello che finito. Tappa altro locale? Si, tappa altro locale. Si ritorna dove eravamo prima e via verso la mia piazza: Plaça Real. Il posto si chiama Pipa Club, ma attorno a me non vedo insegne con questo nome. I ragazzi si dirigono ad un citofono, suonano e qualcuno dall’alto gli apre. È una ex casa ottocentesca, arredata in stile anni trenta, con esposizioni di pipe e tabacchi da tutto il mondo. L’aria è avvolta da una cortina di fumo illuminato da quelle luci anni venti oscurate di verde. Come quella che c’era al mare che ho rotto io. Si, papà, ora puoi saperlo. Però chiedo perdono! È appena finito un concerto jazz e il bassista si alza, ringrazia e si dirige al bancone con passo affaticato. Un pò caro ma cazzo, sei in centro in una casa dell’ottocento. Cosa pretendi? Finiamo la birra e via verso la nuova meta una discoteca. Per me va bene così, sono abbastanza felice e carica di storie strane. Me ne torno a casa con Erika e l’architetto che mi mollano al Mirador dove prendo un bus notturno l’ N0 che mi molla in Calle Roma. Bene, grazie, sono in Calle Roma. Casa mia, please?

Ma ecco che la mia cartina, buona amica, mi chiama. Ma maledetto il giorno in cui mi si è strappata a metà e maledetto Amar a cui ho dato l’altra metà per tornare a casa sua. Manteniamo la calma, segui il tuo istinto. Ma naturalmente, come al solito, non lo ascolto e qualcosa mi puzza. Incontro due ragazzi, irlandesi. “Hi! How also you get lost?”. Favoloso, anche loro persi. Ma loro hanno una cartina così ci salviamo da una notte in bianco per strada, buscando casa. E quando all’improvviso mi si stagliò davanti agli occhi Sants Estaciò fu come un miracolo. Non era mai stat così bella. Che serata, finalmente casa e blog. Perché un giorno potrebbe diventare qualcosa di più che un semplice modo per rimanere in contatto con il resto del mondo. Ma questa è un’altra storia, magari ve la racconto più avanti....

1 commento:

  1. tu e la tua nuova vita siete fantastici *_*
    mi fai venire voglia di spagna! (come se già non ne avessi!!)
    aggiorna presto .-.

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