domenica 26 settembre 2010

DECIMO DìA


Stamattina sveglia relativamente presto, data l’ora in cui sono tornata ieri sera. Il Forùm è uno enorme spazio adibito a concerto unico in cui tutti i ragazzi si ritrovano per ascoltare musica. Il bello è che ci sono più concerti contemporaneamente quindi puoi passare tranquillamente dalla parte House a quella di rap catalano in un secondo e il tutto gratis e mescolato con cerveza. Il Muli era perso completamente e Pau, beh lui è perso già di suo. È pazzo quel ragazzo, non lo sapevo. Credevo di aver già visto tutto con la filosofia del peto del Muli e di Fede, ma a quanto pare c’è qualcuno di più fuori e quello è Pau. Comunque ritorno alle cinque e risveglio alle undici e mezza con un trapano che mi martella la testa. Sono arrivati Nerea e suo padre, Alejandro, un simpatico omone dai capelli neri che si è messo subito al lavoro per fabbricare una mesa per la stanza della figlia. Trapano qui, chiodi là, si fanno le tre e mezza eh...oh, abbiamo un attimino fame. Consiglio n° 7: mai e dico mai fidarsi dei ristoranti che stanno sotto casa. Per una qualche strana legge metafisica, più sono vicini a casa tua più fanno schifo e il nostro è ad esattamente cinque passi. Cameriere odioso a parte non è stato male. Abbiamo parlato molto e lo spagnolo migliora! Alle cinque ci alziamo da tavola, qui amano chiacchierare, saluto tutti che sono in partenza per casa e con i miei favolosi amici curriculum me ne vado per la mia strada cercando quei famosi ristoranti italiani della lista. La metà era chiusa e l’altra metà cercava di incutere terrore parlando di ore su ore di lavoro e di giorni di prova. Ma ad un certo punto le cose svoltano. Ed è così che mentre cerco un ristorante nei pressi del Mirador mi sento chiamare. Monroe27, non mi dice niente, ma quando entro la ragazza al bancone ha uno strano accento. Torino! Nemmeno un’occhiata al c.v e sono stata presa per un giorno di prova come “acchiappatrice” ovvero la ragazza che sta alla porta e cerca di far entrare il maggior numero di clienti possibili. Un euro, un cliente. Bene, fuggo a casa mi doccio e ritorno là. Peccato che presa dalla foga del momento arrivo troppo presto. Quindi sotto consiglio di Erika, la torinese, vado in questo ristorante italiano il Can Neto munita di piatti da rendere (già mi sentivo di casa in quel bar) , menù a quattro euro con tanto di sconto, e gente simpatica e gentile. Poi passeggiata per digerire il pollo (buonissimo) sulla Rambla del Mirador e pensate un po’, fuochi d’artificio! Unico “problema” italiani ovunque. “Hola!”, alzo lo sguardo, un ragazzo su un balcone, tiro dritto. “Comunque abito qui, se vuoi...” “..e comunque io sono Italiana” “OH CAZZO; SCUSA!” . Questa è quasi la normalità. Con il cielo nuvoloso che c’era i fuochi d’artificio sembravano solo nubi infuocate esplosive. Uno spettacolo unico. Bene si fanno le undici e mi metto al lavoro. Il posto è un buco Erika e Diego (suo fratello) se la cavano bene da soli, ma senza clienti non si tira avanti. È aperto da quasi un anno dopo un altro anno di ricerca dei Diego che ha detto di aver visto una quarantina di locali prima di scovare questo. Una parte del pavimento è come plastificata con pannelli trasparenti sotto le quali ci sono delle rovine del vecchio acquedotto del monastero francescano medievale. Dopo qualche dritta, vai di sorrisoni e “Hola, quiere toar alcol?” e naturalmente anche tanti tanti musi lunghi e gente scortese che nemmeno ti guarda. Ma a me che importa, poveri loro che sono tristi. Stasera ho fatto il pieno di gente fuori di testa, completamente. Dagli amici dei fratelli alla gente che ho visto per le strade, qui non c’è nessuno di normale. Un cuoco italiano che rifiuta appartamenti economici perché secondo lui se non vivi sulla Rambla sei fuori dal mondo. Cesco, uno spagnolo emigrato per qualche anno a Napoli per lavoro, che mi ha invitato a cena. Dio mio, hai ventisette anni! E per la prima volta in tutta la mia vita ho visto una vera coppia di uomini gay. Non le checche egocentriche o pervertiti, ma uomini normali che potrebbero essere davvero mio padre in giro per le strade per mano come se neinte fosse. E in realtà non è niente. È solo amore.

Al finale, esattamente alle tre, si chiude. Gran finale con Frank Sinatra e tutti i clienti rimasti a cantare.

Ora voy a la cama data l’ora (quattro e mezza) e dati i miei programmi di domani: Parque du Guell a leggere la mia nuova biografia di Marlon Brando comprata per un euro ad una bancarella della fiera internaciònal del libro sulla Rambla Catalunya.

Buona notte mondo.

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