lunedì 13 settembre 2010

What i am to you, Barcelona?

Tante, troppe farfalle leggere che mi ronzano in testa.
Questa la sensazione che si prova nel trovarsi di fronte un biglietto di sola partenza, trenta chili a disposizione e una valigia vuota in cui far rientrare tutto il proprio mondo.
E chi mi conosce lo sa, il mio mondo non conosce gravità. Fluttua nell'aria.
Questa è la parte più difficile. Il momento del distacco.
Ogni tanto mi succede di vedermi da fuori, solo per qualche secondo e quei pochi istanti mi servono per realizzare che questa partenza è necessaria.
Vado in un luogo per il quale non sono nessuno e che non parla nemmeno la mia lingua.
Arriverò da sola e da sola cercherò la via in cui c'è quel tetto che per qualche tempo chiamerò casa, pur non sapendoci camminare ad occhi chiusi.
E anche senza conoscere a memoria i passi che ci sono tra la cucina e la camera da letto, quello è il posto che mi accoglierà e mi riparerà, anche se non ci sarà il "lettone" di mamma in cui dormire quando fuori piove e papà è fuori città.
Sarà come riaprire gli occhi per la prima volta. Nuovi marciapiedi e un mondo nuovo dietro ogni angolo da assaggiare e assaporare.
Sarò sconosciuta in un mondo di conosciuti.
Eppure, tutto quello che lascio qui, anche se conosciuto a memoria, mi manca già.


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