E dopo quarantacinque giorni di lontananza, finalmente oggi rivedo i miei. Prima però un piccolo salutino a chi mi ha ospitato per la prima settimana. Così mi presento giusta per il caffè a casa di Raquel. Suono il citofono e percorro l’atrio d’ingresso fino all’ascensore. Arrivata al quarto piano l’ascensore si ferma le porte si aprono e sul pianerottolo c’è la Luvi che mi aspetta e che, naturalmente, mi salta addosso. Cominciamo a gridare come due galline in calore senza darci conto delle persone che erano in casa né tantomeno dei vicini. Tra caffè e chiacchiere il pomeriggio vola mentre si avvicina l’ora dell’appuntamento. Naturalmente l’aereo è in ritardo, così slitta tutto di qualche mezz’ora. Rivederli è stato bello e ammetto che un pochino (poco però, eh) mi sono mancati. Arrivata all’albergo, prenotato strategicamente dietro casa mia, entro con prepotenza e decisione, mi precipito alla reception e, pur sapendolo già, chiedo il numero della stanza più per sembrare una persona normale che per effettiva necessità. Salgo all’ultimo piano cerco la stanza seicento uno e busso. Mi apre la mamma e mi salta addosso anche lei. Saluto papà e mi fiondo sui miei vestiti. Tra la confusione dei loro bagagli sento richiamare la mia attenzione da una bora in particolare, che pochi secondi dopo averla aperta si rivela il paese dei balocchi: il mio libro di Zafon, ancora da finire, e uno nuovo di Ammaniti, Io e te. Ma non finisce qui. Scavando a fondo della borsa becco un pacchettino dorato. Già sapevo cosa conteneva, la piccola rondine. Grazie nonna, è bellissima. Barcellona by night ci chiama così usciamo diretti verso un ristorante nel Mercato di Santa Caterina. Il posto è moderno e pieno di gente, ma la fame viene genialmente smorzata da un buon bicchiere di vino mentre attendiamo il nostro turno. La sala senza pareti , la cena condivisa con famiglie tedesche grazie alle tavolate in comune e una grande parete con dispensa a vista, rendono questo ristorante “di casa”, anche se il lato chic del servizio sottolinea il suo carattere turistico. Il pesce però non è niente male. Finito di cenare, per digerire ci incamminiamo nel gotico, appena dall’altro lato della strada, per fare una passeggiata. La stanchezza però ci assale, e alla prima fermata della metro torniamo a casa. Appuntamento la mattina seguente, per una colazione al bar. Un cappuccino decente, una pacchia per il mio palato.
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