lunedì 8 novembre 2010

I seguenti giorni, ovvero venerdì, sabato e domenica abbiamo deciso di passarli nella pigrizia più totale. Già, da lunedì la pacchia finisce per tutti. Chi comincia gli esami, chi ha da continuare a studiare e chi comincia a lavorare. Questi giorni, per l’esattezza mesi, sono serviti a tutti per allinearsi con la città, con l’aria nuova, con le proprie idee. Però quel tempo è decisamente finito, e abbiamo deciso di festeggiarlo alla maniera decadente. Così ci siamo travestiti da poeti maledetti, abbiamo comprato dell’absenthio e abbiamo fatto festa, per svegliarci la mattina seguente alle quattro del pomeriggio. E mentre Raul e la sua ragazza cenavano dolcemente a lume di candela un’insalata preparata con cura bevendo vino, noi facevamo colazione/pranzo/cena con un kebab e una birra. -Più il piatto è ricco, meno è sostanzioso chi lo mangia. Santa parole. Noi siamo più semplici e essenziali, niente candele e niente piccante, grazie! Dopo qualche momento di titubanza sul da fare per la notte, quando l’indecisione sembrava svanita e il programma ci sembrava più che chiaro, ovvero casa, film e risacca, qualcosa si è risvegliato in noi. Così siamo corsi dall’altra parte della città a casa di Camila alla sua festa di inaugurazione del nuovo appartamento. Quasi tutti i suoi amici le avevano dato buca, così siamo corsi noi in aiuto a far festa. E anche sabato abbiamo fatto mattina, con conseguente sveglia alle sei di pomeriggio, questa volta. Che vergogna. Ma che bello poltrire sotto le coperte mentre fuori una sottile piggerellina ricopre come un manto la città. Una volta deciso di alzarsi, dopo una colazione/pranzo/merenda/cena a base di riso con sugo rosso, cosa che mi ricorda quando ero a casa malata e la mia mamma mi curava a forza di purè e riso, usciamo alla volta del cinema dove ci aspetta un documentario su un concerto a San Francisco negli anni settanta. Una specie di Woodstock in piccolo. Esattamente quel concerto in cui il nostro caro amato Jimi decise che era ora di bruciare la sua (e nostra) amata chitarra come finale della sua performance. Potevamo mancare all’appuntamento? Così al ritorno a casa, scendo in Plaça Espanya e cammino sotto la pioggia, con le mie ballerine nere, i piedi bagnati e Jimi nelle orecchie. Domani si comincia, e questa come conclusione, non è niente male.

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