
Il lunedì mattina è sempre un dramma. Specialmente se è festivo perché ha la capacità di scombussolare tutta la settiman in quanto il martedì mattina ti svegli pensando che sia lunedì, e slitta tutto. E il mio lunedì mattina, festivo, è stato piuttosto tranquillo proprio per questo. Forse anche per la partenza dei miei che ci ha bloccato la giornata, permettendoci solo una passeggiatina nel parco dietro casa mia e qualche foto. Ma alle quattro scatta l’ora ics (divertente scriverlo così..). Prendo la metro di fretta, cambio, scendo e mi incammino per la Rambla. Alla seconda giro a sinistra e me lo trovo di fronte. Eccolo piccolino e intimo, con quel nome italiano spagnolizzato che lo rende tanto buffo. Sono in anticipo, ancora dopo così tanto tempo non ho ancora bene capito il rapporto distanza/tempo. O forse oggi sono solo ansiosa e ho paura di arrivare tardi al primo colloquio di lavoro. Chiacchiero con il capo, un ragazzo straniero anche lui che non si scandalizza per niente del mio spagnolo azzardato, anzi completa con gentilezza le mie frasi, sorridendo quando lo ringrazio. In conclusione, un lavoro remunerato poco, ma che mi lascia il tempo per studiare tranquillamente. E poi ora mi sono liberata di tutte le frivolezze, sono più semplice ed essenziale, non necessito molto per vivere. E non è solo una questione di accontentarsi, perché la mia vita mi piace tutta e più del dovuto. Forse mi piace anche troppo. Sono felice. Soprattutto quando nel momento meno atteso di tutti, accade qualche cosa di speciale che ti fa sentire fortunato. Stavo aspettando ad un semaforo il verde, quando dall’altra parte della strada vedo un vecchio con un cane, uno di quelli brutti ma buoni, con i peli del muso che cominciano a sbiancarsi e un’espressione dolce e goffa allo stesso tempo.. Il vecchio sta cercando qualche cosa in un borsello, quando gli cade il guinzaglio. Senza esitazione il cane lo guarda con comprensione e pazienza, abbassa il muso raccoglie il guinzaglio con i denti e lo porge al vecchio che, con gratitudine lo prende e lo accarezza dolcemente sul muso. C’era una bella storia tra quei due, una storia che non si può raccontare. Qualcosa di grande e intimo, di segreto solo tra loro due. E nessuno ha il diritto di raccontare questa storia. Vedendo questo e guardando, ci si sente fortunati, perché ognuno ha una storia così, come quella che c’è tra quei due vecchi passeggiatori silenziosi. E dobbiamo tenercele strette queste storie, perché sono l’unica cosa a cui ci possiamo aggrappare. La sera la passo in compagnia dei ragazzi della mini rimpatriata di Calella a casa dei ragazzi tra musica e chiacchiere. E anche qui mi sento fortunata.
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