lunedì 8 novembre 2010

CINQUENTA

Era il giorno, quello giusto. Non potevo continuare a rimandare quell’appuntamento infinitamente. La paura di impiegarci tutta la mattina mi terrorizzava, ma dovevo affrontare quel passo, altrimenti potevo dire addio al contratto per la comparsa. Così munita di forza di volontà, coraggio e cartina esco alla ricerca della tesoreria. Saltavo di persona in persona, accumulando ogni volta nuove informazioni che alla fine mi hanno portato a destinazione, come una caccia al tesoro. Il solito bancone con ticket d’attesa mi aspetta, ma la signorina è molto più veloce di quello che mi aspettavo. C’è anche una sedia libera. Cosa è successo alla burocrazia spagnola? Un terremoto ha scacciato le grandi code e i tempi d’attesa infiniti dagli uffici comunali, probabilmente. Dieci minuti dopo, mi ritrovo seduta ad un tavolo, la signorina mi chiede il NIE, una firma e mi consegna un foglio: Securidad Social, recita a grandi lettere. Incredibile, non è possibile, ho rimandato questo per una settimana quando era così veloce, semplice e quasi divertente, se contiamo gli elementi da osservare in sala d’attesa. Come quell’irlandese seduto dietro di me la cui cintura era quasi più larga della circonferenza di Orione e il cui sudore colava sulla camicia di seconda mano mentre gridava un inglese maccheronico ad un livello decibel troppo alto per la situazione in cui si trovava. Comunque abbandonando descrizioni di personaggi ambigui che incontro per strada, perché potrei creare un blog solo per loro, e tornando alla mia giornata, mi mancava solo una copia scannerizzata dei documenti ed il gioco era fatto, quelli della Escandalo Film avrebbero smesso di chiamarmi ad orari improbabili per ricordarmi con tono scocciato che necessitano i documenti per il contratto. Il problema era che di copisterie, in quella zona, nemmeno l’ombra. Mi ingegno e riciclo la tattica della caccia al tesoro, ce per la seconda volta in un tempo troppo ravvicinato funzione. Dopo qualche passeggiata su e giù per la stessa strada ne trovo una, così scannerizzo, pago esco, fermata dell’autobus e via diretta all’IKEA, il mio posto da sogno. Questa volta però la voglia di farsi tutto il percorso passando per stanze arredate da sconosciuti di case immaginarie e sognare di viverci un giorno era pari allo zero. La tentazione in quel posto però è troppo forte, è come una droga. Mi sento drogata di IKEA. Così passo attraverso l’esposizione a testa bassa, pugni chiusi lungo i fianchi e orecchie tappate, per scendere diretta al piano interrato dove acchiappo solo, e dico solo, quello che mi serve. Sulla via del ritorno ero talmente galvanizzata che dopo aver posato tutto in casa, sono riuscita a comprare un martello e dei chiodi dal chino. Non potevo aspettare altro tempo, dovevo appendere subito quello che avevo comprato. Così ora mi ritrovo una Securidad Social e una stanza semi-decente, il tutto in un giorno. Non è difficile immaginare come sono crollata dal sonno la sera.

1 commento:

  1. Siamo già a mercoledì sera e non ci sono nuove puntate.
    In più sul sito Repubblica.it non si trovano tracce del diario.....
    Come la mettiamo? Cos'è,sciopero?
    Il pubblico reclama(anche se non ha pagato).

    p.

    RispondiElimina